Fassina: “Alexis ha sbagliato, doveva tenere unita Syriza”

Grecia
Foto Ansa

Intervista al’ex del Partito democratico: la differenza tra Syriza e Pd “è che Syriza ha combattuto e perso. Il Pd di Renzi si è messo da subito dalla parte dei piu forti in Europa e in Italia sperando nella benevolenza del principe. I risultati sono gli stessi in termini di svalutazione del lavoro”

«Ha sbagliato, non doveva dimettersi». Stefanno Fassina, ex Pd oggi al lavoro per la costruzione di un nuovo soggetto politico di sinistra e a sinistra dei democratici, ritiene che quello di Alexis Tsipras, leader di Syriza, sia un gesto che non lo renderà più forte dopo il voto, «perchè ormai tutto è stato deciso dal Memorandum dettato da Bruxelles».

Deluso da Tsipras? Non crede che era l’unica cosa da fare per provare ad avere un governo più forte?

«Credo che le sue elezioni siano sostanzialmente inutili. Il programma del prossimo governo è stato già scritto a Bruxelles, il Memorandum approvato dal Parlamento greco è molto dettagliato e non vedo margini di manovra. La scelta di andare alle elezioni, con la scissione di Syriza, certifica la sconfitta subita non soltanto da Syriza ma anche da chi come noi aveva condiviso il programma di alternativa all’agenda liberista che continua a dominare e aggravare le condizioni dell’eurozona».

Non crede che la vicenda greca dimostri anche per la sinistra la difficoltà una volta la governo di gestire la grave crisi economica?

«Quello che è accaduto in Grecia dimostra con chiarezza una cosa: nella gabbia del liberismo mercantilista dell’eurozona la sinistra non ha spazio».

Tsipras quando vinse le elezioni disse che avrebbe cambiato l’Europa e la politica dell’austerità. Le chiedo: oggi è l’Europa che ha cambiato Tsipras, suo malgrado?

«Non l’Europa, ma alcuni Stati come la Germania, hanno imposto la loro linea. Ha vinto al destra europea, mentre c’è un pezzo di sinistra che ha scelto da tempo l’agenda liberista e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Syriza è stata sconfitta da rapporti di forza estremamente sfavorevoli, la famiglia socialista europea ha mostrato la sua irrilevanza, la sua subalternità al pensiero liberista e la sua marginalità».

Fausto Bertinotti qualche giorno fa ha detto che la sinistra politica è morta.

«La sinistra non è morta, non ha spazi nell’Eurozona. Per questo ritengo che Syriza abbia fatto un grave errore a spaccarsi, è un’ulteriore indicazione della profondità della sconfitta. Avrebbero dovuto lavorare per trovare la forza di restare uniti, mentre oggi la Grecia andrà ad elezioni che di fatto sono finte, un inutile rito, un tentativo di Tsipras di minimizzare i danni. Il Memorandum aggrava le condizioni della Grecia sotto tutti i punti di vista, da quello economico a quello della finanza pubblica».

Tsipras ha detto, annunciando le sue dimissioni, che questo non è l’accordo che avrebbe voluto, ma è il migliore che si potesse ottenere alle condizoni date. Lei non la pensa così?

«Ma quale accordo migliore? È insostenibile, improponibile e la Grecia vedrà peggiorare le sue condizioni. Tra l’altro per fare un nuovo governo dopo le elezioni Tsipras avrà bisogno di altri partiti, ne uscirà più debole , non più forte e le ripercussioni saranno profonde rispetto all’insediamento sociale del suo partito che finora ha avuto la grande capacità di mantenere un rapporto forte con i movimenti e le associazioni».

Lei critica la scissione della sinistra in Grecia ma ha lasciato il suo partito, il Pd. Non le sembra una contraddizione, non poteva restare anche lei e cercare di dare il suo contributo dentro il Pd?

«Stiamo parlando di due cose diverse. La differenza è che Syriza ha combattuto e perso. Il Pd di Renzi si è messo da subito dalla parte dei piu forti in Europa e in Italia sperando nella benevolenza del principe. I risultati sono gli stessi in termini di svalutazione del lavoro: da noi, il governo Renzi lo chiama Jobs Act, loro lo trovano scritto nel memorandum.Il Pd, d’altra parte è nato profondamente segnato dalla subalternità al paradigma dominante e Renzi questo processo lo ha portato a termine. È un partito dove non ci sono margini, al di là di quanto dicono quelli che fanno finta di incidere».

Se le cose stanno così in Europa, la sinistra che deve fare?

«Bisogna lavorare con tutte quelle parti sociali e politiche che mettono in evidenza la necessità di una svolta radicale dell’Europa, invece vedo il nostro governo andare a Berlino con il cappello in mano per elemosinare qualche decimale in più».

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