Facebook, Google e Twitter contro l’odio online, ma solo in Germania

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epa05067200 Unknown assailants deface the facade of a building housing the offices of Facebook Germany in Hamburg City, Hamburg, Germany, late 12 December 2015. The perpetrators had thrown paint bombs, broke windows and sprayed-painted the word 'Facebook Dislike' on a wall of the building.  EPA/BODO MARKS

Lo ha annunciato il ministro della Giustizia, Heiko Maas: “Quando i limiti della libertà di parola vengono superati, quando ci sono criminalità, sedizione e incitamento a compiere delitti contro la persona, tali contenuti vanno rimossi dalla rete”

Il governo tedesco ha stretto un importante accordo con Google, Facebook e Twitter, per cercare di arginare i casi di xenofobia che proliferano in rete.
L’intesa è, di fatto, un’estensione delle leggi già in vigore in Germania contro i reati d’odio e prevede la rimozione dai social network dei commenti considerati razzisti nell’arco delle 24 ore.

Il passo in avanti può essere considerato un’apripista nella lotta alla violenza online e rappresenta una facilitazione per gli utenti e i gruppi antirazzisti di segnalare eventuali abusi. “La libertà di espressione protegge anche i commenti ripugnanti, volgari o sgradevoli – ha spiegato il ministro della Giustizia, Heiko Maas, annunciando l’accordo – ma si passa il limite quando si tratta di incitare alla violenza o attaccare la dignità delle persone in maniere punibili come delitti d’incitazione all’odio razziale”.

La novità introdotta è una conseguenza dell’aumento esponenziale dei commenti razzisti in concomitanza con l’ondata migratoria che ha interessato quest’anno la Germania. La disponibilità delle società californiane è invece la conseguenza di un progressivo deterioramento dei rapporti con l’esecutivo tedesco. Solo un mese fa, infatti, Berlino aveva denunciato i vertici locali di Facebook per la loro presunta inerzia nei confronti dei messaggi razzisti che stavano proliferando sulla loro piattaforma. Visto che le conseguenze di un simile atto potevano tradursi in un processo penale nei confronti di quattro manager di Facebook, la società si è rapidamente mobilitata per collaborare. Prima intensificando il monitoraggio, poi giungendo all’intesa annunciata da Maas.

L’accordo sembra poter infliggere un duro colpo al cosiddetto hate speech, cioè i contenuti presenti in rete inneggianti all’odio. Tuttavia il limite, che ora sembra cristallino, tra un commento razzista e un’aspra critica alla politica migratoria della Merkel, potrebbe essere sempre meno chiaro. In futuro e in situazioni meno nette, discernere in maniera indiscutibile non sarà facile, senza incorrere nell’accusa di censura.

(Nella foto di copertina l’attacco, rimasto anonimo, al quartier generale di Facebook in Germania, ad Amburgo)

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