Faccia a faccia tra Obama e Putin, è l’ora della verità

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Obama e Putin si presentano al vertice odierno con punti di forza e vulnerabilità, L’ultimo incontro tra i due risale al 2013

L’ultimo bilaterale c’è stato nel giugno del 2013. Poi qualche rapido scambio di vedute lo scorso novembre, durante il vertice dell’Apec (Asia Pacific Economic Cooperation). Stasera alle 23 italiane, dopo il botta e risposta nei rispettivi interventi nel corso del dibattito generale della settantesima sessione dell’Assemblea generale dell’Onu, Barack Obama e Vladimir Putin s’incontreranno nuovamente. Parleranno delle cose del mondo e dei rapporti tra i loro paesi. Complicate le prime, pessimi i secondi. Senza girarci troppo intorno: è l’evento di giornata.

Rispetto al 2013 l’istantanea sull’Ucraina, oggetto principale dell’inabissarsi dei rapporti russo-americani, racconta di un paese fermo e lacerato. In piena crisi economica, senza più un pezzo del suo territorio (la Crimea) e con un altro, ricavato intorno alle città di Donetsk e Lugansk, controllato dai filorussi. In compenso il picco dei combattimenti sembra alle spalle. La tregua sancita lo scorso febbraio a Minsk, benché non sempre rispettata, fondamentalmente regge. Un mese fa le autorità di Kiev hanno inoltre approvato una legge sul decentramento, che da una parte potrebbe tranquillizzare i filorussi, dall’altra aumentarne gli appetiti separatisti. Situazione da conflitto congelato, insomma. Ciò che Putin vuole.

È più da rompicapo, se così si può dire, lo scenario in Siria. La strategia americana di armare i ribelli che si oppongono al regime di Assad è stata un «triste fallimento», sentenzia l’editoriale del New York Times. Dal canto suo Putin ha deciso di sparigliare con l’invio di mezzi e uomini a sostegno di Assad. Mosca, come noto, ha nella Siria un irrinunciabile affaccio strategico sul Mediterraneo.

Sia Obama che Putin si presentano al vertice odierno con punti di forza e vulnerabilità. Obama può spendere il prestigio diplomatico incassato con gli accordi sul nucleare iraniano e lo storico ripristino delle relazioni diplomatiche con Cuba. Ma la linea sull’Ucraina, fatta di sanzioni alla Russia e sforzi orientati a creare maggiore convergenza tra Kiev e l’Occidente, non ha prodotto risultati efficaci. E sulla Siria s’è già detto.

Putin può giocare il suo ruolo anfibio. Nell’una e nell’altra crisi si pone abilmente come parte della soluzione, restando tuttavia parte del problema (non che il blocco euro-americano non lo sia). La crisi ucraina non può essere risolta senza il coinvolgimento russo, ma la Russia è anche il paese che ha spezzato l’integrità territoriale del vicino. La soluzione all’inferno siriano non può bypassare Mosca, ora impegnata anche direttamente sul terreno, benché il sostegno al governo Assad sia non sufficientemente giustificabile con la sola lotta allo Stato islamico. Non va infatti dimenticato che la fonte principale della crisi umanitaria nel paese arabo sta nei “barili” che l’aviazione di Assad scarica sulle case dei siriani.

(video – Young Syrian Lenses, documentario di Rubel Lagattolla sui bombardamenti di Aleppo).

Questo stare tra le righe è un vantaggio, ma ha anche i suoi contro. Putin non riesce a mostrarsi affidabile, a passare come interlocutore credibile. È proprio in ragione di ciò che prima dell’incontro di oggi ha cercato di rafforzare le credenziali. Sia con aperture, quali lo scambio di prigionieri con l’Estonia (paese che si sente minacciato dai russi) e l’accordo preliminare con Kiev e Bruxelles sulle forniture di gas; sia con incontri di alto livello con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il capo di stato turco Recep Tayyip Erdogan. Il primo ha assicurato coordinamento militare in Siria. Il secondo, che a lungo ha perorato la causa dell’esautoramento di Assad, ha ammesso che il dittatore siriano potrebbe avere un ruolo nella transizione a Damasco, ricorda Time in un articolo focalizzato sul modo in cui Putin, che tra l’altro ha bisogno di rinnovato dialogo per divincolarsi dalla tenaglia della crisi economica e delle sanzioni (i sussulti finanziari in Cina indicano che Pechino non è un pilastro troppo solido per compensare), ha preparato questo incontro.

E la linea di Obama? Continuare la politica dell’isolamento della Russia non ha molto senso e lo stesso New York Times ne suggerisce l’abbandono. Obama dovrà guardare anche agli umori degli alleati europei, diversi dei quali vorrebbero alleviare il registro della guerra commerciale con i russi e porre fine alla destabilizzazione in Siria, limitando il flusso dei rifugiati. Ma trovare la quadratura del cerchio non è semplice. Restare rigidi può non portare frutti, rilassarsi troppo potrebbe far rima con appeasement. E comunque, alla fine, quello di oggi è solo un incontro.

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