Eurovision: vince il Portogallo, Gabbani sesto. Sul palco anche un disturbatore (video)

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Contro i pronostici, il cantante italiano rimane fuori dal podio. Trionfa il fado di Salvador Sobral. Durante l’esibizione di Jamala uno spettatore sale sul palco e mostra il lato b

“La musica non è fuochi d’artificio, ma emozione”. Con queste parole Salvador Sobral ha spiegato a centinaia di milioni di telespettatori il suo pensiero: è ora di riportare i contenuti al centro delle canzoni, premiare chi sa comunicare qualcosa oltre alla forma. L’artista portoghese ha trionfato con il brano “Amar Pelos Dois”, una canzone d’amore scritta dalla sorella Luisa Sobral (nota cantante portoghese di stampo jazz); la sua performance, priva delle scintillanti coreografie che abbiamo visto per gli altri concorrenti, è risultata piacevolmente sobria, in contrasto con il luccichio plasticoso della kermesse. Un brano non particolarmente originale, ma che comunque segna un cambio di direzione rispetto al pop blando e disimpegnato che l’aveva fatta da padrone nelle precedenti edizioni.

Il nostro Francesco Gabbani è arrivato sesto con la sua “Occidentali’s Karma”, data come canzone trionfatrice dagli scommettitori prima della gara, con quote che oscillavano tra l’1.75 dell’italiana Snai e i 2.00/2.39 di tutte le altre agenzie di scommesse (contro i 2.86/3.25 – 3.00 del portoghese). Ma la “scimmia nuda che balla” è stata comunque accolta trionfalmente dal pubblico europeo che, tra le visualizzazioni su youtube e il tripudio di applausi durante il live, l’ha consacrata come brano più popolare della kermesse. Buon per Gabbani, sempre impeccabile nell’esecuzione dal vivo, al quale non si può non riconoscere un’indubbia professionalità: a lui va il premio della sala stampa e tutto lascia presagire che da questa partecipazione potrà raccogliere buoni frutti a livello commerciale.

Al secondo posto si è piazzato Kristian Kostov, dalla Bulgaria, che a soli 17 anni, con “Beautiful Mess”, ha fatto colpo sul pubblico e sulle giurie dei vari paesi. Una nota di merito va anche alla belga Blanche, che si è fatta notare con l’autunnale “City Light”, brano che strizza l’occhio all’indie pop emotivo e malinconico.

Strano miscuglio di tecnologia e folklore, dove l’ingente impiego di mezzi produttivi è messo al servizio di un esotismo che spesso sfocia nel trash, l’Eurovision Song Contest è una grande vetrina che simbolicamente mette insieme tutti i paesi europei (nonostante la defezione della Russia di quest’anno). Al netto di una prima parte molto scorrevole, durante la quale i concorrenti si sono alternati praticamente senza soluzione di continuità, la seconda parte dello show, con i collegamenti con le giurie dei vari paesi in gara, è risultata un po’ farraginosa, con una classifica che si componeva troppo lentamente e che solo alla fine, con il risultato del televoto, ha espresso il suo verdetto finale.

Ma nonostante tutto, il contesto iperorganizzato dell’Eurovision ha avuto il suo sano momento di rottura: quell’istante in cui la macchiana oliata della tramsissione si è incrinata per lasciar spazio all’impresto. Un disturbatore, avvolto da una bandiera australiana, è salito sul palco durante l’esibizione di Jamala, la vincitrice dello scorso anno, mostrando con un gesto repentino le sue natiche in mondovisione. Ma nessuno si è scomposto più di tanto, anzi: chissà che l’episodio non possa essere di buon auspicio per la prossima edizione, che si terrà in Portogallo.

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