Essere o non essere genitore? Il dilemma delle adozioni per le coppie gay

Diritti
Rear view of a boy walking with two men in a park

La scelta tra stepchild adoption e affido potrebbe cambiare il destino dei minori coinvolti

Stepchild adoption o affido rinforzato? È questo uno dei temi che sta dividendo il Parlamento ora più che mai visto che il ddl delle unioni civili va avanti ed è stato incardinato in aula, anche se non è chiaro quando si passrà all’esame di merito. Il Pd, che può contare sull’appoggio di Sel e M5S, infatti punta a discutere i ddl sulle unioni civili a novembre. Ma  Ncd vorrebbe ritardarle il più possibile: in tal caso si arriverebbe a gennaio.

In ogni caso, sulla questione sembra necessaria una riflessione e un dibattito laico tra i parlamentari più che una battaglia ideologica spesso strumentalizzata soprattutto attraverso collegamenti forzati come l’utero in affitto e le nozze gay, cavalli di battaglia del Nuovo Centrodestra ma che nulla hanno a che vedere con il ddl sulle unioni civili. Un modo per creare paure in modo infondato, visto che la pratica in Italia è vietata e all’estero non si può vietare, come ha spiegato più volte anche la senatrice pd Monica Cirinnà. In ogni caso a ricorrere all’utero in affitto all’estero sono, nell’oltre il 90% dei casi, coppie eterosessuali sterili.

“È del tutto improprio introdurre il tema dell’utero in affitto nel dibattito sul testo sulle unioni civili. I temi veri – spiega il senatore pd Giorgio Tonini – sono la genitorialità e il bene dei minori: quindi confrontarci su come immaginare una genitorialità omosessuale, guidati sempre dall’interesse del bambino che deve avere una stabilità affettiva”.

Nel dettaglio, se passasse la stepchild adoption il partner del genitore biologico diventerebbe nei confronti della legge un genitore a tutti gli effetti. Se invece passasse il principio dell’affido rinforzato, il partner omosessuale del genitore biologico formalmente non diventerebbe genitore del minore, se non in caso di morte del partner. “Con la nuova norma sull’affido, varata prima in Senato poi alla Camera – spiega però Tonini – la persona affidataria ha comunque una sorta di priorità nella eventuale adozione. Se il bambino è orfano, la famiglia affidataria è quella al primo posto nell’ipotesi di adozione”.

Restando in tema di diritti, nel caso in cui passasse l’emendamento sull’affido, molte coppie omosessuali potrebbero comunque fare ricorso alla Corte di Strasburgo su questo tema. “Questo – osserva Tonini – è un aspetto da tenere presente. Qualunque sia la soluzione scelta dal parlamento deve essere una soluzione che regga a un vaglio di costituzionalità e anche a un vaglio di verifica da parte delle Corti internazionali”.

È del 2013, infatti, una sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, definita storica: il tribunale aveva stabilito che nelle coppie gay i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, proprio come avviene per le coppie eterosessuali non sposate.

Protagonista del caso era una coppia austriaca nella quale uno dei due partner aveva adottato un bambino, e l’altro voleva poter a sua volta diventarne genitore adottivo. La giustizia austriaca aveva negato al partner la possibilità di adottare il figlio dell’altro. Sentenza capovolta dalla Corte di Strasburgo che, invece, aveva riscontrato nel giudizio di Vienna una violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, perché aveva discriminato la coppia “sulla base dell’orientamento sessuale”, dal momento che in Austria l’adozione dei figli dei compagni è possibile per le coppie eterosessuali non sposate.

“Quello che ci deve guidare – commenta Tonini – è l’interesse del bambino che deve avere una stabilità affettiva e cerchiamo di bilanciare questi due valori. Su questi temi è necessario discutere in modo laico e non ideologico, trovando una soluzione che sia quella più condivisa in Parlamento e nel Paese”.

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