Essere Manu Ginobili, un ragazzo fortunato

Olimpia
epa05494484 Argentina's Manu Ginobili reacts after the men's Basketball quarter final match between the USA and Argentina of the Rio 2016 Olympic Games at the Carioca Arena 1 in the Olympic Park in Rio de Janeiro, Brazil, 17 August 2016.  EPA/LARRY W. SMITH

Con la sconfitta contro Team Usa, si chiude l’epopea del basket argentino. E dice addio alla nazionale una straordinaria leggenda di questo sport: un grande uomo prima ancora che un campione inimitabile

Finisce alla Carioca Arena 1 di Rio De Janeiro l’epopea del basket argentino. La più grande nazionale della storia dell’America Latina esce di scena contro gli Stati Uniti alle Olimpiadi brasiliane, dopo che, dodici anni fa, proprio contro gli Stati Uniti ad Atene costruirono un’impresa che poi portò all’oro olimpico e ad entrare nella leggenda della pallacanestro. Gli ultimi eroi di quella squadra mitologica hanno detto addio alla canotta albiceleste sotto i colpi di Kevin Durant, Kyrie Irving e Carmelo Anthony. Troppo forti, troppo veloci, troppo giovani per gli argentini.

Dentro la storia del mito della generation dorada, c’è una storia che è più mitica delle altre. E’ la storia di Emanuel Ginobili detto Manu, 39 anni, da Bahia Blanca, semplicemente il più forte giocatore argentino di tutti i tempi e uno dei migliori non-americani ad aver calcato i parquet Nba. Una carriera che parla da sé, con 4 anelli messi al dito in 14 anni di militanza nei San Antonio Spurs. Un passato in Italia (a Reggio Calabria e Bologna sponda Virtus), quanto è bastato per vincere un’Eurolega, un campionato italiano e una Coppa Italia.

Ancor prima che un giocatore straordinario (che ha rinnovato per un altro anno, l’ultimo, con i suoi Spurs) Ginobili è stato un fantastico uomo di sport: mai un atteggiamento sopra le righe, mai una parola fuori posto, mai un eccesso, un’applicazione e una dedizione uniche che lo rendono un modello perfetto da seguire per i tanti bambini nel mondo che si cimentano in questo sport. Un giocatore, un uomo, un campione che è riuscito a guadagnarsi il massimo rispetto di una Lega che non è mai stata particolarmente accogliente con i “forestieri”.

La dimostrazione si è avuta ieri sera, al termine della partita tra USA e Argentina, quando si è formata una processione laica delle grandi star Nba, in fila per salutare e rendere omaggio a Manu (Guarda il video). Che con le parole pronunciate nel post-gara, ha confermato tutta la sua grandezza: “Sono orgoglioso di aver giocato così a lungo con la nazionale, di tutte le cose che abbiamo fatto, delle amicizie che abbiamo creato. Sono triste e felice perché avere la possibilità di giocare a pallacanestro alla mia età non è qualcosa che accade spesso. Sono stato incredibilmente fortunato. E’ stata un’epoca incredibile. Sta finendo una cosa molto importante della mia vita e questo mi tocca un po’ emotivamente”.

Un ragazzo fortunato. Chapeau, Manu Ginobili

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