Erdogan non si ferma. Epurazioni anche in scuole e università

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epa05428498 Turkish President Recep Tayyip Erdogan speaks to his supporters in front of his residence after a failed coup attempt, in Istanbul,  Turkey, 16 July 2016. Turkish Prime Minister Yildirim reportedly said that the Turkish military was involved in an attempted coup d'etat. The Turkish military meanwhile stated it had taken over control. According to news reports, Turkish President Recep Tayyip Erdogan has denounced the coup attempt as an 'act of treason' and insisted his government remains in charge. Some 104 coup plotters were killed, 90 people - 41 of them police and 47 are civilians - 'fell martrys', after an attempt to bring down the Turkish government, the acting army chief General Umit Dundar said in a televised appearance.  EPA/STR TURKEY OUT

Il Consiglio per l’educazione superiore ha chiesto le dimissioni di tutti i 1.577 rettori delle università pubbliche e private, mentre è stata revocata la licenza a 21mila insegnanti delle scuole private

La Turchia ha promesso di ‘ripulire’ il Paese e le sue istituzioni dai sostenitori del religioso in esilio negli Usa Fethullah Gulen, che il presidente Recep Tayyp Erdogan e il suo governo accusano di aver orchestrato il fallito golpe.

Sono ormai 50mila le persone sospese dai loro incarichi o arrestate, mentre la tensione nel Paese resta alta. “Li elimineremo alla radice”, ha detto il premier Binali Yildirim, facendo riferimento ai sostenitori di Gulen, mentre il presidente americano Barack Obama si è unito all’eco internazionale e ha chiesto il rispetto dei valori democratici.

Ma oggi le purghe si sono allargate ancora, colpendo università e scuole, intelligence e autorità religiose. Mentre nelle violenze legate al tentativo di destituire Erdogan, secondo l’ultimo bilancio diffuso dall’agenzia Anadolu, sono morte 264 persone di cui 173 civili.

I prima a pagare erano stati i militari, i servizi segreti,  e i giudici, ma ora va via anche la testa pensante della Turchia. Insomma Erdogan non vuole libertà di pensiero, giudizio ed espressione e le autorità continuano ad allargare ancora il bersaglio delle purghe.

Le licenze di 20 emittenti legate a Gulen sono state revocate, mentre oltre 15mila dipendenti del ministero dell’Educazione sono stati licenziati, così come 492 dal Direttorato affari religiosi, 257 dall’ufficio del premier e cento dall’intelligence.

Il Consiglio per l’educazione superiore ha chiesto le dimissioni di tutti i 1.577 rettori delle università pubbliche e private, mentre è stata revocata la licenza a 21mila insegnanti delle scuole private. E sono intanto 9.322 le persone che stanno affrontando procedimenti legali in relazione al golpe, ha fatto sapere il vicepremier, Numan Kurtulmus.

Più di 6mila soldati e 1.500 altri sono stati arrestati, mentre 8mila poliziotti sono stati rimossi dall’incarico. Tremila giudici e procuratori sono stati rimossi. A oltre tre milioni di dipendenti pubblici, invece, sono state cancellate le ferie.

Dall’estero, i Paesi alleati alla Turchia hanno espresso solidarietà a Erdogan ma anche lanciato l’allarme per la dimensione e la dimensione della sua reazione, chiedendogli di rispettare i valori democratici.

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