Erdogan fuori controllo, tensione alle stelle Turchia-Germania (e non solo)

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epa05842243 Turkish President Recep Tayyip Erdogan speaks to his supporters during the opening ceremony of the Bagcilar district subway station in Istanbul, Turkey, 11 March 2017. The Turkish parliament on 21 January approved a reform of the constitution to change the country's parliamentarian system of governance into a presidential one, which the opposition denounced as giving more power to Turkish president Recep Tayyip Erdogan. A referendum on the amendments is expected to be held in April.  EPA/SEDAT SUNA

Il “sultano” turco sta conducendo la sua campagna elettorale per il referendum sul presidenzialismo all’insegna del muro contro muro con l’Europa

Recep Tayyip Erdogan è fuori controllo e continua a sfidare l’Europa in un’escalation di accuse assurde. Da giorni ormai accusa la maggiori democrazie europee di “nazismo”. In pochi giorni ha attaccato con una durezza senza precedenti Germania, Olanda, Austria e ora sembra essersi aperto un fronte anche in Danimarca. Nelle scorse ore è arrivato addirittura a lanciare un appello ai milioni di cittadini turchi che vivono nelle grandi città occidentali: “Fate cinque figli, moltiplicatevi e conquistate il futuro”.

Perché il “sultano” turco si scaglia da giorni contro i principali Paesei europei? Erdogan sta conducendo la sua campagna elettorale per il referendum di aprile sul presidenzialismo – che accrescerebbe ancora i suoi poteri – all’insegna del muro contro muro con l’Europa. Ormai il processo di adesione della Turchia all’Unione è solo uno sbiadito ricordo. E lo stesso accordo sui flussi di migranti in uscita dalla Siria verso la “rotta balcanica” è sempre più a rischio.

Nel mirino soprattutto Germania e Olanda, bollate come Paesi ‘nazistì per aver vietato i comizi per il Sì ai ministri turchi, con la motivazione di rischi per la sicurezza interna. E che Ankara, invece, ha letto come una sorta di guerra di religione condotta dagli europei per minare l’autorità di Erdogan, accusandolo di non rispettare gli standard democratici.

L’offensiva prosegue con toni sempre più accesi ed elementi sempre più critici. Il ministro degli esteri tedesco Sigmar Gabriel ha risposto che ”è stato passato il segno”. Ma Erdogan non si ferma, accusando Angela Merkel di sostenere ”terroristi”, come il corrispondente della Welt Deniz Yucel, che sarà processato per spionaggio. Ankara ha convocato l’ambasciatore di Berlino, protestando per delle bandiere del Pkk in un corteo di curdi a Francoforte.

Infine altro fronte di tensione con la Danimarca, che ha chiesto spiegazioni su presunte minacce nei confronti di alcuni cittadini con doppia cittadinanza, per commenti anti-Eedogan sui social media.

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