Endorsement per il Sì dell’ambasciatore Usa. Proteste da destra e sinistra

Referendum
U.S. Ambassador, John Phillips delivers a speech during 4th of July Celebration at Villa Taverna in Rome, 6 July 2016. ANSA/CLAUDIO PERI

Bersani: “Cose da non credere. Per chi ci prendono?”

La dichiarazione dell’ambasciatore Usa in Italia, John Phillips, sul referendum costituzionale ha scatenato un vespaio di polemiche. Tra i passaggi più criticati quello in cui il diplomatico americano definisce il ‘no’ al referendum “un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia”. Un’affermazione che ha suscitato lo stupore dell’ex segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: “Le parole dell’ambasciatore americano – commenta con i giornalisti – sono cose da non credere. Per chi ci prendono?”.

Dello stesso tenore il commento di Gianni Cuperlo, che definisce le parole dell’ambasciatore una “grave ingerenza” nelle vicende interne di un alleato. “Che l’ambasciatore statunitense in Italia alluda a una possibile ritorsione finanziaria – aggiunge il leader di Sinistra dem – dovrebbe suggerire per primo al governo di raffreddare il clima e chiedere maggiore rispetto”.

Le critiche alle parole dell’ambasciatore riescono a mettere d’accordo, una volta tanto, destra e sinistra. Anche dall’opposizione, infatti, piovono rimproveri nei confronti di Phillips. “Si faccia gli affari suoi e non interferisca, come troppe volte è già accaduto in passato – attacca il leader leghista Matteo Salvini – Spero che a novembre vinca Trump che ha già garantito che si occuperà delle questioni di casa sua”.

Questa volta Salvini non è solo. Alla polemica si aggiungono le voci del capogruppo di Fi alla Camera, Renato Brunetta, che invoca l’intervento del capo dello Stato e del collega Maurizio Gasparri che ricorda come “L’Italia non sia una colonia e che non sia compito dell’ambasciatore americano in Italia pronunciarsi sul referendum costituzionale”. Anche il Movimento 5 Stelle ha parlato di “grave ingerenza”, e ha definito come “irrituale” l’intervento del diplomatico.

Il tutto avviene proprio nel giorno in cui un’altra dichiarazione ha fatto molto discutere. Quella che ha visto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, paragonare Matteo Renzi a Pinochet (salvo poi confondere il Cile con il Venezuela). L’accostamento ha suscitato il biasimo di diversi esponenti dem.  Roberto Speranza ha definito il paragone “del tutto fuori misura”, mentre il senatore bersaniano Miguel Gotor ha invitato il deputato a “vergognarsi”. Altrettanto duro il sottosegretario Luca Lotti che su Twitter scrive: “Attaccare il premier è legittimo. Paragonare l’Italia a una dittatura è squallido. #dimaio, un piccolo uomo”.

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