Emmanuel Macron: ecco chi è il pupillo di Hollande che guarda all’Eliseo

Francia
EPA/ETIENNE LAURENT

Le dimissioni dell’ormai ex ministro – accusato di aver tradito le aspettative della sinistra francese – rappresentano l’ennesimo duro colpo per il presidente francese

La notizia era nell’aria da parecchi mesi, ma Emmanuel Macron ha preferito aspettare la fine dell’estate prima di presentare ufficialmente le sue dimissioni al presidente François Hollande. L’ormai ex ministro dell’economia ha motivato questa scelta dichiarandosi pronto per “cominciare una nuova tappa e costruire un progetto che serva l’interesse generale”.

Anche se ancora non è stata sciolta la riserva, l’annuncio della sua candidatura per le prossime elezioni presidenziali sembra essere ormai certo.

Eppure, quando Hollande lo nominò alla guida di Bercy nell’agosto del 2014 per rimpiazzare Arnaud Montebourg nessuno avrebbe mai immaginato che il pupillo del presidente un giorno avrebbe voltato le spalle al suo governo. L’allora trentaseienne Macron rappresentava una novità nel panorama politico nazionale: laurea all’ENA, la prestigiosa scuola francese dove si forma l’élite politica del paese, ex banchiere per Rotschild ed ex funzionario alla presidenza della Repubblica. Quel giovane era la carta vincente su cui Hollande aveva puntato per far ripartire il paese.

Nei due anni passati alla guida del ministero dell’economia Macron ha avuto l’opportunità di costruirsi un’immagine diversa da quella dei suoi “colleghi” socialisti, tradendo le aspettative che buona parte della sinistra francese aveva risposto in lui. Grazie ad una serie di misure dal carattere fortemente liberale contenute nel pacchetto di riforme che porta il suo nome, Macron è riuscito a smarcarsi dal suo partito in modo graduale, acquisendo una popolarità trasversale che lo ha visto guadagnare consensi anche nell’elettorato di destra.

Secondo un sondaggio condotto da Elabe e pubblicato a luglio da BFM TV, il 36% dei francesi vedrebbe di buon occhio una sua candidatura all’Eliseo.

Un chiaro segnale delle sue ambizioni presidenziali è già apparso lo scorso aprile, quando Macron ha lanciato En Marche!, un movimento che, a detta dello stesso fondatore, è stato concepito con l’obiettivo di “nutrire un progetto presidenziale”. L’iniziativa ha fatto storcere la bocca a Hollande, che non ha visto di buon occhio un simile progetto, intuendo fin da subito le intenzioni del suo ministro.

Nonostante i consensi ottenuti fino ad oggi, il cammino verso l’Eliseo sarà tutto in salita per il giovane leader. Le sue scelte politiche, unite ad un atteggiamento spesso arrogante nei confronti dei suoi omologhi, lo hanno reso inviso a molti esponenti socialisti, primi fra tutti il premier Manuel Valls o il segretario del partito, Jean-Cristophe Cambadélis. Proprio quest’ultimo ha commentato le dimissioni di Macron definendole come un “tentativo per impedire a Hollande di presentarsi” alle prossime elezioni. Sembra quindi assai improbabile che l’ex ministro possa passare per le primarie previste a fine gennaio.

Grazie alle sue precedenti esperienze professionali, però, Macron può vantare dei solidi appoggi nel settore della finanza e dell’economia che potrebbero rivelarsi decisivi durante la campagna elettorale.

Quel che per il momento è certo è che le sue dimissioni rappresentano l’ennesimo duro colpo per Hollande. Il suo governo si trova ai minimi storici in termini di consenso elettorale e la partenza di un ministro chiave come quello dell’economia non fa altro che indebolire ulteriormente la sua credibilità. Ad oggi sono in molti a scommettere su un’uscita di scena da parte del presidente alla fine del suo mandato. Una simile eventualità non cambierebbe di molto gli equilibri interni al partito, che verranno comunque ridisegnati dopo le primarie di gennaio.

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