Emma Dante in difesa di Angelica Liddell: “L’arte non si censura”

Dal giornale
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Ancora polemiche contro la regista accusata di portare in scena una pièce scabrosa

L’arte non si censura, si rispetta. A Vicenza non si placa la polemica per lo spettacolo di Angelica Liddell che aprirà il 18 settembre la rassegna di classici del Teatro Olimpico, Prima lettera di San Paolo ai Corinzi, di cui si denunciano preventivamente scene “scabrose” con corpi nudi, crocifissi e trasfusioni di sangue.
E ieri, in difesa dell’opera, è scesa in campo la regista Emma Dante, direttrice artistica della rassegna, che risponde in primo luogo a chi, come l’europarlamentare vicentina della Lega Nord, Mara Bizzotto, ha parlato di “mix di provocazioni, atti oltraggiosi e oscenità” che non dovrebbe in alcun modo trovare spazio nell’offerta culturale di una città come Vicenza» Provocatorio, sostiene Emma Dante, «è entrare in una chiesa e masturbarsi con il crocifisso mentre il prete dice messa. Uno spettacolo, come un libro, come un quadro o una musica, è uno spazio altro, dove dovrebbe avvenire ciò che i greci chiamavano catarsi, cioè una purificazione determinata da una messa in scena».

Il compito dell’arte
Compito dell’arte, ricorda la regista, «è raccontare, immaginare, metaforizzare, trasformare, compito dello spettatore è ascoltare, decifrare, decidere. Qualsiasi intervento preventivo su un lavoro artistico è censura ed io come artista non voglio e non devo praticare nessuna censura, devo piuttosto occuparmi di rispettare e di far rispettare la mia libertà e quella degli altri artisti, così da poter mettere lo spettatore nella condizione di scegliere ciò che gli piace e ciò che non gli piace, ma soltanto dopo aver visto lo spettacolo». Quanto alle accuse di blasfemia: «Non credo che la religione debba avere un trattamento diverso da qualsiasi altro argomento trattato dall’arte – spiega Emma Dante – se così fosse dovremmo eliminare gran parte della grandissima arte italiana, dalla letteratura alla poesia, dalla pittura alla musica… da Dante Alighieri a Caravaggio, dalla grande architettura delle chiese, alle opere liriche. L’arte si è sempre posta in una condizione di scambio e di scontro, a volte anche violento, con la religione e i suoi simboli».
Con la programmazione al Teatro Olimpico, conclude la regista, «ho fatto delle proposte che ritengo interessanti e innovatrici ma non obbligatorie. L’arte ha diritto di essere complicata e controversa, sta allo spettatore decidere se prendere parte a questa complessità, ma nessuno può vietargli di farlo, perché solo una dittatura impone cosa deve essere visto e cosa deve essere fatto».
E dopo Salvini anche Francesco Storace ci è andato giù pesante: «Forza Nuova intende occupare il teatro – ha detto – . Spero che non si arrivi a tanto perché, nell’anno del Giubileo, alla fine si decida ragionevolmente per cancellare questa vergognosa rappresentazione.

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