Emiliano: “Ma io dico che è andata bene. E poi avevamo già vinto 5-0″

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Il governatore della Puglia: “I quesiti erano 6, furono accolti tutti. Il governo ha già corretto”

Ora che le urne sono chiuse, può esultare. «Avevamo già vinto 5 a zero, bisognava battere l’astensione e abbiamo avuto un grande risultato anche qui». Proprio così: il governatore che più di tutti si è esposto in questa battaglia referendaria è convinto di aver vinto nonostante il quorum per il quesito non sia stato raggiunto. E nonostante le 44 concessioni estrattive di gas e petrolio entro 12 miglia dalla costa potranno continuare a lavorare, e ad estrarre, comunque ad esistere, fino ad esaurimento della materia prima. Esattamente come pevede la norma che il quesito voleva abolire. «Il governo dovrà comunque tenere conto di questo risultato – dice il governatore ad urne chiuse – oltre dieci milionidi persone chiedono una visione chiara sul piano energetico per questo paese. Da questo dato d’ora innanzi non si potrà più prescindere».

Inevitabilmente questo 17 aprile era diventato l’Emiliano day, anche perchè in questi mesi, specie in queste settimane, qualcuno aveva intravisto nelle posizioni del governatore una sfida alla segretaria del partito. E quindi a Renzi. Il presidente va a votare molto presto, alle 9, è il numero 15 del suo seggio. È seguito da telecamere, bloc notes e social team che fanno la diretta sui canali social. L’obiettivo è ancora spingere la gente a votare. La bella giornata non ha certo aiutato l’affluenza. «Oggi la tentazione di fare gite sarà fortissima ma fatele solo dopo esser passati dal seggio per poi godervi il mare salvato grazie al referendum» è l’appello del governatore. La lotta per l’ambiente e l’autonomia del territorio rispetto al governo centrale; la questione politica, il voto pro o contro Renzi: i due grandi temi di questo voto si sono intrecciati in queste settimane e sono destinati ad esserlo anche nei prossimi giorni. Il governatore cerca di tenere distinti i due piani.

E prima di tutto viene «il nostro mare». Emiliano ragiona infatti su un punto poco evidenziato in queste settimane. «I quesiti referendari – spiega – erano sei e tutti sono stati ritenuti ammissibili dalla Corte. Se ne abbiamo votato solo uno, è perchè gli altri cinque punti sono già stati corretti dal governo nella legge di Stabilità 2016 a cominciare da quello folle che autorizzava nuove trivellazioni entro le 12 miglia che è il motivo primo per cui ci siamo mossi. Resta semmai da chiedersi perchè non sia stato corretto anche quest’ultimo punto». Qualche idea il governatore se l’è fatta. Non è oggi il momento di esplicitare. Con i suoi, nel tempo, sono stati messi in fila alcuni aspetti: «Togliere il termine di estrazione, al netto del fatto che decine di pozzi già adesso non sono più eroganti o lo sono molto poco, vuol dire dare un grosso aiuto alle compagnie estrattive che non saranno costrette a spendere soldi per togliere dal mare quei pezzi morti che sono in realtà molti pozzi».

Detto questo, Emiliano non risparmia nel corso della giornata, ad urne ancora aperte, più attacchi alle lobby petrolifere. «Nel luglio-agosto 2015, prima che le Regioni cominciassero la battaglia referendaria, avevano chiesto un incontro al governo per spiegare le nostre ragioni. Fummo ricevuti solo dal sottosegretario Vicari. Ora sappiamo perchè: in quei mesi, come raccontano le carte dell’inchiesta Tempa Rossa, le lobby dei petrolieri erano in quel ministero (al Mise, ndr) a scrivere gli emendamenti desiderati. Questo non possiamo permetterlo». Emiliano è convinto di aver vinto perchè il referendum ha avuto il merito di far entrare la questione energetica nell’agenda degli italiani, il dibattito sul fossile e sulle energie alternative.

Magari avrà anche più chance di essere ascoltato per sventare il progetto di far arrivare il Tap (gasdotto dall’Azerbajan) sulla bellissima spiaggia di S. Foca. Resta il rammarico per una campagna elettorale «molto complessa in cui è stato difficile, perchè nessuno ha dato una mano, spiegare che il vero obiettivo del quesito era evitare che le piattaforme esaurite restassero in mare». E per la distorsione politica che se n’è voluto fare, montandolo come una prova generale di quello sulle riforme costituzionali, quindi un test in funzione di Renzi. «Ma per quello che mi riguarda, non ho alcuna intenzione di fare delle sfide con Renzi. Io ho un ruolo, lui un altro». Di certo, «sfidare il Paese con l’invito all’astensione era una cosa che si poteva evitare».

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