Elogio di Crozza. Firmato dall’autore di Crozza

Il Fattone
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Alessandro Robecchi analizza la retorica renziana citando Scelba e Craxi. E Goebbels no?

E finalmente il Fatto ci offre un’analisi approfondita della retorica renziana, un impegnato saggio su “parole, spot e trucchetti di un premier”, una disamina accurata e impietosa delle “parole afflitte da renzismo” (?). L’argomento è succoso, e ci buttiamo nella lettura.

Alessandro Robecchi, l’autore del saggio, non è un accademico della Crusca ma certo non manca di preparazione: “mi adeguo al pop-speaking del premier frou-frou”, “a scavare un po’ si arriva presto a quello che Pierre Bourdieu chiamava ‘linguaggio autoritario’”, “per chi non gradisce il pop spinto dei cartoon c’è sempre l’uso à la carte della citazione raccattata”, “frequente quindi l’uso della figura retorica della paronomasia” e il ricorso a “titoli esilaranti nella loro contorsione semantica”, “ma poi si fa difficile distinguere gli stilemi dalle ossessioni: l’uso smodato del ‘mai più’, per esempio”, “un gioco facile, un ribaltamento”, e via danzando leggeri in un meraviglioso Cepu di scienza della comunicazione, su su – o giù giù – fino all’implacabile conclusione, al “culmine”, alla sensazionale scoperta di “cosa c’è veramente nel mirino del discorso renziano”. Semplice, spiega Robecchi agli studenti del Fatto: “la complessità”. Perbacco. E che cos’è “la complessità”? Sciocchini, è “il discutere, il riflettere, il pensarci: qui l’ordine del discorso renziano diventa, più che autoritario, quasi violento”. Quasi: ma ci accontentiamo. Robecchi cita Scelba e Craxi, ma purtroppo dimentica Goebbels: che è, con ogni evidenza, il vero maestro del mostro di Rignano.

Poi tutto si chiarisce in un passaggio laterale, là dove il Nostro cita Maurizio Crozza, “forse il più attento osservatore delle modalità del linguaggio renziano”. E chi è l’autore dei testi di Crozza? Ma è Robecchi, che diamine: il più attento osservatore di se stesso.

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