Ellis Island, quando i migranti eravamo noi

Immigrazione
Ellis Island, immigrazione

Interrogati, smistati, marchiati se malati. L’isola “delle lacrime” a New York racconta milioni di sbarchi. E le costanti e i mutamenti nella storia delle migrazioni

Le migrazioni non sono tutte uguali. E i migranti non lo sono. Lo sono spesso invece i motivi che spingono ad abbandonare la propria patria, la propria famiglia e le proprie radici. A volte lo si dimentica. Distratti magari da visioni storiche troppo condizionate da interessi politici o mediatici. In alcuni casi ci sono per fortuna elementi utili a ricordarci il nostro stesso passato, o come si sia trovata una soluzione a potenziali crisi. Certo, i tempi sono cambiati, ma Ellis Island rimane un riferimento con il quale confrontarsi, a diversi livelli, oltre che una delle tappe preferite – e per fortuna ormai non obbligate – di quanti ancora oggi visitano New York. Soprattutto italiani. Chi non ha approfittato personalmente, o non conosce qualcuno che l’abbia fatto, dell’immenso archivio dell’American Family Immigration History Center per ritrovare il nome di un lontano parente? Quasi a sentirsi rassicurato del suo arrivo o per cercare uno Zio d’America da poter vantare. Un database nel quale sono registrati i nomi e i documenti di viaggio di 51 milioni di passeggeri e membri dell’equipaggio sbarcati sull’Isola e nel Porto di New York tra il 1882 e il 1957 da circa 900 imbarcazioni. Nel quale sarebbe comunque difficile trovare le storie dei circa dodici milioni di immigrati scappati dalla fame, la miseria, le guerre e le persecuzioni o “banalmente” per cercare fortuna. Storie che ultimamente vediamo nelle nostre cronache, ma che soprattutto nei primi anni del secolo scorso furono quelle di almeno quattro milioni di italiani. Storie che oggi l’Ellis Island Immigration Museum racconta senza falsi pudori, e senza indorare la pillola toccata ai tanti che l’avevano ribattezzata Island of Tears (delle lacrime). Di nomi l’isola ne ha avuti tanti, negli anni. Dalla Kioshk o Gull Island (del gabbiano) come la chiamavano i nativi prima di cederla all’olandese Michael Paauw, con il quale divenne la Oyster Island dove i coloni andavano a cercare ostriche e a pescare.

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