Elisa: “Avevo voglia di tirare fuori ritmo e grinta”

Musica
S'intitola 'On' il nuovo album di Elisa in uscita venerdì, Roma, 22 marzo 2016. ANSA/UFFICIO STAMPA ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Elisa parla del suo nuovo album, “On”, un ritorno alla scrittura inglese

È tutta una questione di wall of sound. On, il nuovo album di Elisa, il nono della sua quasi ventennale carriera dall’esordio con Pipes & Flowers del 1997, è quanto di più vicino all’idea del suono come potenza, energia e densità del suo leggendario (nel bene e nel male) creatore Phil Spector. A volte il riferimento è esplicito e dichiarato come in Love me forever che sembra presa dal repertorio delle Ronettes o delle Crystals e che Elisa scrisse a 14 anni ( ! ); a volte è nel soul di Love Is a Kinda War e di Hold On For A Minute, ma ovunque rappresenta quell’elemento di coerenza e di lucidità che non perde mai di vista l’obiettivo di giungere ad un risultato potente sia nella fase compositiva che nel lavoro di studio. Dunque ispirazione e ricerca, come dichiara: “Questa volta avevo voglia di tirare fuori ritmo e grinta. Volevo fare una musica che riuscisse a trasmettere la forte carica che sentivo addosso mentre scrivevo. La cosa fondamentale era sostenere questa forte tensione emotiva anche con la produzione e gli arrangiamenti”.

«No Hero»

Promessa e premessa mantenute: quando un paio di mesi fa No Hero annunciava l’imminente apertura delle danze, e di danze si può anche parlare in questo album almeno in un paio di brani, si capiva subito che la forza era con lei e che anche il ritorno alla scrittura in inglese giocava un ritrovato ruolo fondamentale. No Hero, che ad oggi ha superato i 6 milioni di visualizzazioni su YouTube, non è soltanto una grande canzone pop internazionale (e questo parlando di Elisa Toffoli suona addirittura banale già solo pensando alla sua collaborazione con Quentin Tarantino e il Premio Oscar Ennio Morricone), ma è uno dei più rappresentativi manifesti della sua extraterritorialità. Perché un conto è essere un artista italiano noto o famoso all’estero anche nei mercati un tempo inviolabili di Stati Uniti e Inghilterra, un conto è gestire con naturalezza i frutti della propria notevole cultura musicale che ti rende felicemente apolide e connessa ai suoni che girano intorno. “Il significato di On è proprio questo”, dice Elisa, “un disco molto fisico che non poteva che chiamarsi così perché l’effetto che mi fa è quello di sentirmi accesa e connessa”.

Pezzi «connessi»

Ed eccola allora questa playlist di tredici pezzi molto “connessi”, di cui solo due in italiano, Bruciare per te e Sorrido già, quest’ultimo con due punte di diamante della scena nostrana, Emma e Giuliano Sangiorgi. Presenze che suggellano classicamente un “end of the show” trascinante già dal precedente Bruciare per te, scritta per il marito Andrea Rigonat chitarrista della sua band, dove dalle reminescenze analogiche di un synth emerge l’invito a un coro da stadio in stile Coldplay. Due momenti in odore di futuri classici, sicuramente sinceri, ma le emozioni forti sono altrove. Ad esempio in With the Hurt dove il conflitto tra genitori e figli torna a urlare nell’anima anche dopo anni come un “cold case” che non deve portare ad assoluzioni o verdetti di colpevolezza ma solo ad una richiesta di reciproca comprensione. Testo bellissimo, essenziale e profondo, dalla poetica cruda come diretta è l’interpretazione e appassionante lo sviluppo melodico: se nel 1970 Father & Son di Cat Stevens ci commuoveva anche per quel famoso verso “…from the moment I could talk I was ordered to listen…it’s the same old story”, oggi potrebbe essere Elisa a colpire con il suo “I could stop trying to change you, can you take me for who I am ?”.

Estro e pop

Ma al di là di personali classifiche, ognuno si farà la propria, la sostanza di On sta molto nella personalità di questi brani, nella loro identità ben delineata, frutto di un buon equilibrio tra istinto e studio di un caleidoscopio sonoro elettronico che trova sempre la sua ragion d’essere e la sua chiave di accesso per stimolare l’ascolto e incuriosire. Può essere l’atmosfera straniante e orientaleggiante di Bad Habits, l’apertura dell’album, così come la nuvola di psichedelia che avvolge Catch the Light, il tuffo negli anni ‘80 di Peter Pan, il vocoder (o la sua versione più attuale) che compare in Ready Now, o la metamorfosi di Waste Your Time on Me scritta dal balladeer anglo-italiano Jack Savoretti, già con Elisa in diverse occasioni live, e qui in duetto. «Mi piaceva l’idea di avere un brano con delle liriche così romantiche e un sound invece moderno e contaminato. C’era spazio per una canzone così, era un colore che volevo ci fosse. Il suo provino era completamente folk e io e la mia band lo abbiamo stravolto nell’arrangiamento sperimentando molto in studio”. Dunque molti stimoli, molti generi, molti suoni, molta padronanza delle macchine, molto sapere, molte “connessioni», tanto per rimanere sul leit motiv di questo lavoro. «On è sicuramente l’album più estroverso e pop che abbia mai fatto», assicura Elisa. Nessun dubbio, almeno fino al prossimo. Elisa sarà in tour dal prossimo novembre nei principali palasport italiani. Queste le prime date confermate: l’11 novembre a Firenze (Nelson Mandela Forum); il 14 novembre a Torino (Pala Alpitour); il 19 novembre a Roma (Pala Lottomatica); il 22 novembre a Bologna (Unipol Arena); il 25 novembre a Milano (Mediolanum Forum); il 28 novembre a Padova (Kioene Arena).

 

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