Elezioni in Polonia. Trionfo della destra anti-Ue

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Polish Prime Minister Ewa Kopacz speaks to journalists after a meeting with a group of Polish women on the last day of the parliamentary elections campaign in Warsaw, Poland, Friday, Oct. 23, 2015, ahead of the Sunday voting. (ANSA/AP Photo/Alik Keplicz)

L’ex primo ministro Kaczynski stravince le politiche, con la premier designata Szydlo che potrà formare un esecutivo senza alleati

Trionfa in Polonia l’ex premier Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito di destra anti-Ue Diritto e giustizia (Pis), che con lo slogan “il paese ha bisogno del cambiamento” ha stravinto le elezioni politiche.

Il Pis è un partito conservatore ed euroscettico e potrà governare da solo. La premier designata Beata Szydlo, se i numeri degli exit poll saranno confermati, potrà formare un esecutivo senza alleati. E per la prima volta nella storia post-comunista del Paese nessuna forza di sinistra ha i numeri per entrare in parlamento. Tanto che ora l’Europa teme un ritorno alla retorica nazionalista e populista nonché il varo di riforme simili a quelle di Viktor Orban in Ungheria.

“Abbiamo perso, concediamo la sconfitta, consegniamo ai vincitori un paese in crescita”, ha detto la premier uscente Ewa Kopacz poco dopo le 21 locali e italiane, ora di chiusura dei seggi. Con una partecipazione al voto del 51,6 per cento, il Pis ha conquistato secondo le proiezioni il 39,1 per cento dei voti, Platforma appena il 23,4. Terzo partito è quello nazionalista-protestatario del cantante rock tradizionalista Kukiz col 9 per cento, seguono i Modernì (Nowoczesna), nuovo partito liberal che ha sottratto voti a Platforma, col 7,1, i contadini col 5,2. Restano sotto la soglia di rappresentanza a livello nazionale e quindi fuori del nuovo parlamento la Sld (sinistra unita), Razem (insieme, nuovo partito progressista simile allo spagnolo Podemos), e anche l’ultradestra razzista di Janusz Korwin-Mikke. Col sistema di premi e riporto di voti il PiS avrà 242 dei 460 seggi del Sejm, Platforma solo 133.

Un risultato che mette in subbuglio la politica liberal del paese che negli otto anni di governo di Platforma ha visto crescere l’economia del 50 per cento e oltre.

Kaczynski, 66 anni, rinomato per le sue uscite autoritarie, gemello del presidente Lech morto cinque anni fa nella sciagura aerea di Smolensk, premier fra il 2006 e il 2007, già candidato nelle presidenziali anticipate del 2010 (vinte poi da Bronislaw Komorowski) da oggi avrà un ruolo particolare: una sorta di “generalissimo” della scena politica polacca. Le due principali cariche nel Paese saranno infatti nelle mani di persone indicate da lui, che non gli nascondono certo la propria gratitudine. Andrzej Duda, diventato capo di Stato nel maggio scorso, e Beata Szydlo, indicata appunto per la carica di premier.

Beata Szydlo, la candidata conservatrice di PiS, 52enne antropologa difende l’importanza dei valori cattolici e patriottici, guarda alla Nato in chiave anti-russa e propone una redistribuzione della ricchezza a beneficio delle classi lavoratrici. Ora il PiS potrebbe avviare una fase di confronto critico con l’Ue, sulla questione migranti, su cui Diritto e Giustizia si oppone alla redistribuzione obbligatoria da altri Paesi sostenendo che potrebbero compromettere la tradizione cattolica del Paese e addirittura portare parassiti e malattie.

Fra le promesse economiche del Pis vi è un bonus di 500 zloty al mese (125 euro) per ogni secondo bambino fino ai 18 anni. Pis ha promesso inoltre di ritirare la riforma delle pensioni introdotta dai centristi (65 anni per gli uomini e 60 per le donne invece dei 67 attuali). I pensionati riceveranno anche le medicine gratuite. Una spesa che è stato calcolato peserebbe persino per conti solidi come quelli tedeschi o svedesi. Non fa niente, dice il PiS: finanzieremo le spese con nuove tasse sulle banche. Come si fa in Ungheria.

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