Effetto Parigi, in arrivo nuove risorse per la sicurezza

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Ha senso continuare a rispettare i vincoli di finanza pubblica quando un Paese subisce un attacco terroristico ed è in gioco la sicurezza nazionale?

Una partita da giocare (e vincere) su due fronti: uno interno, con lo stanziamento di nuove risorse nella legge di Stabilità; l’altro a Bruxelles, dove la Commissione dovrà dare corpo al principio che la sicurezza degli individui viene prima dei vincoli di bilancio. La politica cerca di rispondere agli attentati che hanno scosso il cuore dell’Europa e la prima domanda è se abbia senso o meno rispettare i vincoli di finanza pubblica quando è in gioco la sicurezza nazionale. La riposta del presidente francese François Hollande al riguardo è netta: il patto di sicurezza viene prima delle regole economiche.

È ovvio che la decisione non riguarda soltanto Parigi. Il rischio di nuovi attentati rimane effettivo per l’intera comunità internazionale, soprattutto in Europa. Non a caso anche il premier Matteo Renzi ha annunciato in questi giorni maggiori stanziamenti. Necessità di cui è convinto il senatore del Pd Massimo Mucchetti, secondo il quale “il diritto alla sicurezza viene prima del pareggio di bilancio”. D’altronde il governo non è insensibile al tema – dal suo insediamento ha già investito ben 2 miliardi – ed ecco perché sembrano strumentali le polemiche delle opposizioni sulla mancanza di risorse.

Di certo c’è da mettere in campo un intervento strutturale: l’intelligence costa, esige fondi per acquistare software e per far fronte alle nuove sfide. L’idea potrebbe essere quella di individuare impegni concreti per i tre ministeri coinvolti (Interno, Difesa ed Esteri). “Una prima ipotesi prevede altri 120 milioni di euro per l’antiterrorismo da assegnare all’intelligence e alla polizia, oltre ai 70 già in conto”, fa sapere il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta. Tuttavia, in virtù dei tempi brevi per approvare la legge di stabilità in Senato, è plausibile che si intervenga nel secondo passaggio alla Camera.

Resta la necessità di un pensiero condiviso a livello europeo, di un impegno politico da parte di tutti i Paesi membri necessario per tenere in piedi quel progetto di Unione che altrimenti si sgretolerebbe, inevitabilmente, insieme ai principi di libertà e di fratellanza che esso include.

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