La nuova legge sull’Editoria mette il tetto agli stipendi Rai, ma il M5S vota contro

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Anzaldi su Facebook: “Grillo e Casaleggio lo sanno?”

“Il Parlamento ha approvato definitivamente la Legge Editoria che impone il tetto da 240mila euro agli stipendi dei dirigenti Rai (fino a ieri arrivavano anche a 650mila euro), ma il Movimento 5 stelle ha votato contro. Grillo e Casaleggio lo sanno?”. Lo ha scritto su Facebook il segretario Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai, Michele Anzaldi, rivolgendosi direttamente ai leader del partito che della lotta agli stipendi d’oro aveva fatto un caposaldo della sua battaglia politica.  Eppure, ieri, gli 80 voti contrari alla nuova legge, accolta positivamente anche dagli addetti ai lavori, sono arrivati proprio dal M5S e da Forza Italia, ai quali si sono aggiunte le 32 astensioni di Lega Nord e Fratelli d’Italia.

Secondo la nuova legge il limite massimo delle retribuzioni è fissato a 240mila euro all’anno. Il tetto si applica agli amministratori, ai dipendenti e ai consulenti “del soggetto affidatario della concessione del servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale”. Il tetto non può essere superato anche qualora l’azienda dovesse emettere dei bond. La norma è stata introdotta al Senato, con un emendamento presentato dal relatore, il Pd Roberto Cociancich, e approvato all’unanimità a Palazzo Madama. La riforma prevede anche una riduzione delle risorse assegnate nel Fondo per l’Editoria alle imprese che danno stipendi superiori a 240mila euro.

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