Edi Rama: «A Salvini va spiegato quanto guadagna l’Italia dagli immigrati»

Dal giornale
August 1, 2005 - Tirana, Albania: Tirana's mayor, Edi Rama  in front of the city's painted buildings along Lana river. When the communist regime in Albania collapsed in 1991, Albanians with a long pent-up desire to have something of their own rushed to occupy buildings and plots of land, especially in Tirana, the capital. The city's parks and public spaces virtually disappeared under a maze of makeshift kiosks and flimsy illegal buildings. Tirana's mayor, Edi Rama, was living the artist's life in Paris then; now, in five years as mayor, he has led the city's transformation, a civic rebirth, with flimflam structures demolished, squatters relocated and public spaces reclaimed. Four thousand new trees line city streets and shade the banks of the Lana River and the grassy knolls of Parku Rinia (Youth Park). Communist-era buildings, once grim and gray, rise up somethingly, striped and patterned in wake-up colors like orange, lime green and sky blue. Mr. Rama recruited student volunteers to paint them and has enlisted European artists and architects, including Olafur Eliasson of Denmark and the Dutch designer Winny Maas, to provide designs. The current city plan for Tirana calls for more green space and 10 new high-rise buildings. But for now, at least, the new exists alongside the more traditional. (Yannis Kontos/Polaris)

Intervista al premier albanese Edi Rama: «Il vuoto dell’Europa di oggi favorisce antipolitica e xenofobie»

Edi Rama, artista e pittore quotato, tre volte sindaco di Tirana che ha governato per oltre un decennio, leader del Partito socialista, da due anni è premier dell’Albania. In Italia tiene banco il dibattito sull’immigrazione.

Il partito di Matteo Salvini, la Lega, cavalca la linea dura: rimandare i migranti a casa loro. I governatori leghisti Zaia e Maroni non vogliono accogliere le quote assegnate dal governo. Lei – alla guida di un Paese che vent’anni fa ha conosciuto una forte migrazione verso l’Italia – che ne pensa?

«Attaccare gli avversari con l’obiettivo di parlare alla pancia della gente impaurita e di strapparle voti nati dall’angoscia è un genere di politica che conosciamo bene. Si propone di risolvere gravi problemi ma, come la storia insegna, è capace solo di peggiorare la situazione. Non bisogna andare troppo indietro nel tempo per vedere le macerie e il sangue che ha lasciato nel corpo dell’Europa proprio quella politica che dopo essersi nutrita di angosce si è accanita selvaggiamente contro l’anima stessa dell’umanità».

L’ultima frontiera della Lega è l’attacco ai Vescovi accusati «rompere le balle» e di gestire l’accoglienza come un business. La Chiesa fa politica o ricorda a tutti le ragioni della pietà umana?

«I politici o i partiti che propongono a una comunità il percorso della pulizia identitaria di qualsiasi natura portano soltanto a inferni ben più dolorosi di quelli che pretendono di distruggere. Può anche darsi che in Italia attaccare il Papa, la Chiesa e i Vescovi faccia volare alto nei sondaggi, ma non ci vuole una laurea in storia per capire che questi atteggiamenti portano in basso l’uomo e la nostra umanità. Purtroppo è l’ovvietà di ciò a rendere più triste e pericoloso il fiorire di questi soggetti tuttora ai giorni nostri».

Italia e Grecia sono la porta europea del Mediterraneo. All’ultimo vertice Renzi ha chiesto una ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Secondo lei, è un problema dei singoli Stati o servirebbe una risposta di tutta l’Unione Europea agli sbarchi?

«È proprio il fatto che si osserva e si parla di questo drammatico dejà vu senza nessun segno di risposta confortante da parte dell’Unione Europea a fare veramente paura. Si prova una forte sensazione di vuoto davanti alla marcia sull’Europa dell’arma ta dell’antipolitica e del populismo. E questo rende davvero inaccettabile lo smarrimento di quel meraviglioso pensiero strategico che diede il nome di Unione Europea al più duraturo progetto di pace concepito dalla mente umana».

Ma come si affronta una migrazione di massa quale è quella che a t t r a v e r s a i l mare? L’Ue ha g li strumenti per farlo o, spinta dagli egoismi nazionali, dovrà alzare bandiera bianca?

«Questa migrazione di massa ha fatto emergere in superficie quello che c’era già, il vuoto dell’Europa di oggi. Vedendola così priva di strategia davanti all’ondata senza sosta di gente disperata che fugge dalle miserie delle guerre, si ha la terribile sensazione di una contro-ondata di egoismi nazionali che rendono l’Ue la negazione di se stessa, delle ragioni della sua nascita ed esistenza. E’ troppo facile tenere questo colossale problema lontano dai propri confini, quando non si è frontiera della speranza per migliaia di disgraziati come Italia e Grecia. Nello stesso tempo, però, è troppo stupido non capire che questo urto o si regge insieme o rischia di sconvolgere profondamente tutta l’Europa come la conosciamo oggi». Eppure, grandi paesi come la Gran Bretagna e regioni come Veneto e Lombardia credono che la risposta sia Nimby, not in my backyard… «Mentre si vive con l’illusione che basti tenere lontano “quelli là” per stare tranquilli, il problema è già entrato in tutte le case. Più l’Europa politica rifiuta di prendere atto della necessità di un’azione comune, più i tatticismi esasperati delle singole nazioni creano le praterie per l’antipolitica. E ad essa seguono xenofobia, odio, disagio sociale e tumulti interni».

E’ un pericolo che vede dilagare?

«Sono stato molto contento di come la gente ha premiato con una vittoria storica il Pd di Renzi alle scorse Europee: ha mantenuto un pensiero critico sull’Europa senza disconoscerla bensì parlando a voce alta di Stati Uniti d’Europa, a differenza di altri partiti di sinistra europea che si sono fatti influenzare dall’ondata populista e hanno perso. A guardare la Francia di Monnet, De Gaulle, Mitterrand immersa in una campagna elettorale in cui la parola Europa si pronunciava quasi sempre per parlarne male, sembrava di essere in un incubo».

In Italia c’è una comunità albanese molto numerosa. Qual è il sentimento dei suoi connazionali verso il paese che li ospita?

«Il caso dell’albanese in Italia ormai sembra far parte delle lezioni di storia. Sembra un’era geologica fa, eppure sono passati solo 25 anni. Vorrei citare alcuni dati facilmente verificabili che sono sicuro stupirebbero la maggior parte degli italiani. Quei disgraziati immortalati da una foto in bianco e nero di Oliviero Toscani che fecero il giro del mondo sulla nave più gremita nella storia della navigazione e diedero a Umberto Bossi, padre fondatore della Lega, l’idea geniale di utilizzare i cannoni dell’esercito per affogarli tutti, oggi sostengono il Pil italiano».

In che modo e in che proporzione?

«Nel 2014 hanno versato all’erario italiano ben 3,2 miliardi di euro di tasse. Proprio loro, quelli scappati dall’inferno di una dittatura che faceva pulizia etnica per terrorizzare i sogni dei italiani grazie ai sobillatori della politica più bassa e riprovevole. E le imposte versate l’anno scorso sono state il 2,8% in più del 2013. Una somma che corrisponde a circa il 25% del pil dell’Albania».

Il tema degli immigrati è tornato a infiammare gli animi. Loro si sentono accolti e integrati oppure sopportati malvolentieri?

«Non vivono l’Italia come un Paese in cui sono stranieri ma come casa loro. Sono integrati e non si sentono minacciati. Del resto, non ci sono nuovi flussi dall’Albania: è un’immigrazione storica e regolarizzata».

Vuole dire che, dando loro tempo e opportunità, i migranti diventano una risorsa lavorativa ed economica per il Paese che li accoglie?

«Certo. La comunità albanese che oggi lavora sodo in Italia, come contribuente è seconda dopo quella rumena che l’anno scorso ha versato 6,4 miliardi di tasse. Ma a livello dei singoli individui gli albanesi sono primi. Non basta: su poco meno di 300mila contribuenti, oltre 40mila vivono grazie a una piccola o media impresa. Hanno creato lavoro non solo per se stessi».

Insomma, Salvini anziché in Nigeria dovrebbe andare a Tirana a farsi due chiacchiere con lei. Oppure basterebbe farsi un giro per la comunità albanese qui da noi…

«Per Salvini, e non solo per lui, sarebbe interessante sapere che gli immigrati stranieri in Italia nel 2014 hanno contribuito complessivamente con 16,5 miliardi euro di tasse alla vostra economia. E dato che la spesa pubblica erogata per loro ammonta a 12.6 miliardi di euro, c’è un avanzo di quattro miliardi per lo Stato».

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