Ecco “Volta”, il think tank renziano spiegato da Giuliano da Empoli

Leopolda 2015

La nuova creatura renziana nascerà a gennaio con sedi a Milano e Bruxelles. Tra i relatori, ci saranno David Miliband, Alec Ross e Matthieu Pigasse

INVIATO A FIRENZE – Si chiamerà Volta, “come Alessandro, il simbolo del genio italico, la storia che produce energia. Perché la nostra tradizione non è quella delle startup che nascono nei garage, ma sono le profonde radici culturali che abbiamo”. Giuliano da Empoli svela il nome del think tank, la cui nascita è stata annunciata sul palco della Leopolda. Un progetto al quale Matteo Renzi tiene molto, tanto da farsi vedere sul palco oggi solo per preannunciare l’arrivo di quello che può essere considerato il ‘teorico’ del renzismo, che con i suoi libri (dal ‘rottamatore’ Un grande futuro dietro di noi, all’ultimo La prova del potere) ha segnato e spesso anticipato i passaggi politici dell’attuale premier. Certo, non sono d’accordo proprio su tutto. E il nome del think tank, infatti, non convince molto il presidente del Consiglio: “Ne dobbiamo ancora parlare…”.

Ma l’idea è quella che conta e su quella non ci sono dubbi. Si va avanti a pieno ritmo: l’idea è di far nascere l’associazione già a gennaio, con una struttura leggera e due sedi (Milano e Bruxelles), a segnalare la proiezione europea dell’attività che svolgerà. Non riceverà nessun contributo pubblico, ma si finanzierà con contributi privati e la vendita di servizi, come fanno gli altri principali think tank internazionali.

I modelli di riferimento sono tre, spiega da Empoli: “Il Progressive Policy Institute da cui è nato il clintonismo, ma anche l’Institute for the Future, un luogo particolare, in cui per immaginare il futuro possono chiamare a discutere scrittori di fantascienza, e Vice, un sito in cui si raccontano storie di attualità, anche se con un punto di vista che sarà certamente diverso dal nostro”.

Non sarà quindi una Frattocchie renziana, per tanti motivi. Innanzi tutto perché non è un’iniziativa di partito e non ospiterà esponenti politici, almeno non italiani: “Un think tank- spiega da Empoli – è interessante se ci sono persone che possono portare linee diverse, se genera idee anche per contrapposizione. Per questo porteremo esperienze di persone diverse, magari che non si iscriverebbero mai a un partito oppure possono essere vicini a un partito che non è il Pd. “. Ma non è nemmeno una vera scuola di formazione, “perché prima bisogna mostrarsi in grado di formare una classe dirigente – si schermisce da Empoli – e noi dobbiamo ancora iniziare”. Sul piano della linea politica, poi, certo quella di Frattocchie è ben lontana, ma l’intento è di superare anche i riferimenti tradizionali che si citano in genere da queste parti: “Rinnovare la Terza via blairiana? Oggi abbiamo bisogno di altre strade. Certo, la nostra linea è nota, ma non vogliamo incastrarci in categorie del passato”.

Da Empoli non vuole anticipare i nomi di chi animerà il think tank. Almeno non quelli italiani. Ma all’estero ha già incassato il sì di David Miliband, il punto di riferimento dell’area blairiana del Labour, Alec Ross, che si è occupato della comunicazione sui new media di Barack Obama e Hillary Clinton, e Matthieu Pigasse, il ‘banchiere punk’ vicino al Partito socialista francese e co-editore di Le Monde.

“Per la maggior parte delle persone – spiega da Empoli – la politica è un gioco strano. Noi siamo i primi in Europa ad aver trovato un antidoto al populismo, ed è la Leopolda. L’obiettivo del nostro think tank è far entrare la nostra voce nel dibattito europeo, per valorizzare le esperienze che stiamo conducendo”. Il primo tema del quale Volta si occuperà è quello del servizio civile europeo, una proposta lanciata proprio qui nelle precedenti edizioni della Leopolda. “È il tentativo – racconta da Empoli – di costruire per la prima volta veramente dal basso la cittadinanza europea, non attraverso le regole ma con l’impegno di tutti i diciottenni. Per questo, ci sarà bisogno di una enorme consultazione per reinventare l’idea stessa di Europa. È una sfida molto appassionante, da affrontare non con professori e conferenze, ma con meccanismi di partecipazione che facciano emergere le idee migliori”.

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