Ecco qual è la politica estera dei quattro candidati alla Casa Bianca

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Le quattro diverse filosofie di politica estera americana analizzate dall’editorialista del Washington Post, Charles Krauthammer

Sanders il pacifista, Clinton l’internazionalista, Cruz l’unilateralista e Trump il mercantilista. È il profilo di politica estera americana dei quattro candidati alla Casa Bianca secondo l’editorialista conservatore del Washington Post, Charles Krauthammer. Per il giornalista del quotidiano della capitale, i due democratici e i due repubblicani che si stanno sfidando per la nomination in vista del duello vero e proprio di novembre rappresentano quattro diverse filosofie di politica estera americana.

C’è innanzitutto il pacifismo di Bernie Sanders che viene considerato figlio “dell’utopia di forgiare spade in vomeri, parte dell’isolazionismo” che volta le spalle a tutto il resto, scrive Krauthammer citando come esempio il fatto che al dibattito democratico del 14 novembre scorso, il cui tema era l’economia, il senatore liberal non era entusiasta di dover cambiare la scaletta e rispondere a domande sul terrorismo dopo gli attentati di Parigi. Il precedente storico più vicino è George McGovern, candidato democratico nel 1972.

Poi viene presa in considerazione la visione del mondo di Hillary Clinton, ispirata al “tradizionale internazionalismo liberal post Vietnam: l’America è un nazione indispensabile, ma limita in modo coscienzioso l’esercizio del potere attraverso il multilateralismo e un legalismo quasi ossessivo”. Da segretario di Stato “l’avventura in Libia è stata il suo grande tentativo di interventismo umanitario”, aggiunge il commentatore sottolineando come si rivelò un disastro. Ovviamente il precedente più vicino è Bill Clinton.

Con il suo unilateralismo, invece, Cruz ha la politica estera più “aggressiva: è pronto ad assumersi i suoi rischi ed agire da solo se necessario, promette di stracciare l’accordo con l’Iran e bombardare a tappeto lo Stato Islamico”. “E’ della scuola che non rinvia l’azione in attesa di timidi alleati o istituzioni farsa come l’Onu”, conclude il commentatore conservatore sottolineando come il precedente più vicino sia quello di Ronald Reagan.

Infine c’è la politica estera mercantilista di Trump che “promette di rendere l’America forte e ricca” trattando “gli altri Paesi come compagnie” con cui negoziare in modo che non continui la situazione in cui “i nostri alleati ci prendono in giro e si approfittano di noi”. Insomma, per il miliardario la politica estera non è una questione ideologica ma “è tutta una questione di soldi, non vede nessuna motivazioni particolare per aiuti ad alleati e alle basi in territorio straniero, sono solo un peso finanziario”. E per arrivare ad un precedente storico bisogna andare indietro nel tempo fino a Filippo II di Spagna, il figlio di Carlo V.

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