Ecco perché torna l’incubo Grexit

Economia
ue-grecia_unita

Le pressioni sociali, politiche ed economiche tornano a mettere a rischio il governo Tsipras, che deve varare una riforma delle pensioni fortemente criticata in Grecia.

C’eravamo lasciati a settembre con la vittoria di Tsipras, che si era “liberato” dall’ala più radicale del suo partito ed era pronto per intraprendere le riforme necessarie per risollevare l’economia ellenica. Tutto sembrava risolto, con il governo sostenuto da una maggioranza solida e pronto alle riforme necessarie, e invece ci ritroviamo 3 mesi e mezzo dopo e di nuovo si parla di Grexit. L’argomento è solo accennato, ma ad Atene non tira una bella aria ed è nel pieno di una nuova bufera finanziaria, con lo spread che torna a galoppare. Come per tutti i listini europei sono le banche a non destare la fiducia degli investitori, e le banche elleniche sono da tempo le più deboli del Vecchio continente.

La Borsa di Atene, da inizio anno ha ceduto più di venti punti percentuali e il suo indice è tornato ai livelli del 1991. Solo ieri l’indice greco ha ceduto oltre il 8%, e anche nella giornata di oggi viaggia sempre in zona negativa. Il motivo principale di questi dati negativi sono le prestazioni delle principali banche del Paese che ieri hanno perso tutte tra i 20 e i 25 punti percentuali.

Questa situazione sta facendo sprofondare anche il rendimento dei titoli decennali greci è tornato sopra i 10 punti (quello italiano è intorno a 1,70) e lo spread con i titoli tedeschi vicino a quota 10.000. C’è da dire che tutti gli spread dei Paesi europei considerati deboli sta avendo rialzi. Quello italiano in 10 giorni è passato da 105 a 147, quello portoghese da 234 a 334 e quello spagnolo da 120 a 156. Questi dati si devono alla crisi delle banche che ha convinto gli investitori a spostare gli investimenti sui Bund tedeschi, considerati i più sicuri (questo vale soprattutto per l’Italia) e alle crisi politico-economiche dei Paesi.

Il Portogallo è in una situazione molto complicata, con l’Europa che ha dato il via libera alle previsioni di bilancio di Lisbona in extremis e con riserva. La Spagna è senza un governo dal 21 dicembre e dopo il tentativo fallito di Rajoy, leader del partito di maggioranza relativo, di formare il governo ora tocca al leader del Psoe Sanchez. Questa incertezza desta una certa preoccupazione negli investitori e i movimenti di questi giorni ne sono la prova.

Discorso diverso è quello greco, le preoccupazioni degli investitori sul paese ellenico sono molte. Le banche stanno andando a fondo, ma quello che preoccupa maggiormente è una crisi politica che sta bloccando le riforme richieste dai creditori. Tsipras si trova tra due fuochi: da un lato l’opposizione interna, che si oppone ad un nuovo taglio delle pensioni, dall’altra i creditori internazionali, che chiedono un sistema pensionistico più sostenibile in linea con gli impegni presi per accedere agli ulteriori prestiti internazionali. Sulla riforma delle pensioni la proposta del governo penalizza i lavoratori attuali e i pensionati di domani: i primi dovranno sostenere l’aumento dei contributi assistenziali, mentre i secondi subiranno tagli delle pensioni nettamente superiori rispetto ai pensionati di oggi. Questo sta creando una frattura in Syriza, anche se alla fine sembra che il compromesso si riuscirà a trovare. Oltre al forte debito pubblico, alla crisi bancaria e alle riforme che incideranno molto sul futuro della popolazione greca, il governo greco sta fronteggiando un’ulteriore emergenza: quella dei migranti.

Le isole greche, dove giornalmente si assiste alla strage di migranti, stanno affrontando una crisi umanitaria senza pari. Questa crisi ha i suoi costi che il governo greco ha stimato in 600 milioni di euro, pari allo 0,3% del Pil ellenico. Un costo che da sola la Grecia non può sopportare e che sta ulteriormente la fragile economia di Atene. Naturalmente il paese ellenico è solo una tappa di passaggio nel viaggio dei migranti verso il Nord-Europa, ma i molti paesi confinanti che stanno chiudendo i loro confini costringono la Grecia a farsi carico dei profughi per tempi lunghi, e ciò porta ulteriori spese difficilmente sostenibili.

La situazione è critica e Tsipras vede aumentare le proteste interne contro le sue riforme, in pochi giorni hanno manifestato i marittimi, le forze di polizia, gli agricoltori e i pompieri. Dall’altra parte, però, ci sono i creditori che lo accusano di aver fatto tanto sulla carta e poco concretamente. Dunque riuscirà la Grecia a rimanere in Europa ancora una volta, o è arrivato il momento di Grexit?

 

 

Vedi anche

Altri articoli