Ecco perché all’Italia serve un Freedom Information Act

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Ultimi passi verso il pieno diritto d’accesso agli atti

Cosa si cela dietro l’acronimo FOIA? Un celebre americano, autore di alcune delle pagine più illuminate del dibattito della costituente statunitense, scriveva che “nulla potrebbe essere più irragionevole che dare potere al popolo, privandolo tuttavia dell’informazione senza la quale si commettono gli abusi di potere. Un governo popolare, quando il popolo non sia informato o non disponga dei mezzi per acquisire informazioni, può essere solo il preludio a una farsa o a una tragedia, e forse a entrambe”.

Il Freedom of Information Act ha a che fare proprio col rapporto tra potere, informazione, libertà e democrazia, che già più di 200 anni fa James Madison aveva identificato come centrale. Questo snodo diventa naturalmente ancora più vitale nell’epoca in cui l’informazione è sovrabbondante e facilmente reperibile: al tempo della globalizzazione, delle numerosissime specializzazioni e del World Wide Web, l’informazione è un patrimonio collettivo, che può essere elaborato e sublimato in opinione pubblica. I “palazzi” non bastano più, tanto che si parla di “fine del potere”, o meglio di diluizione in tante forme di micro-potere. Il diritto all’informazione e il dovere della trasparenza non vivono quindi solo nell’ottica, importante ma limitante, del cittadino che fa il cane da guardia del potere. Essi sono piuttosto lo snodo attraverso cui il cittadino partecipa del potere in una vera democrazia rappresentativa.

Il Freedom Of Information Act è in sostanza un documento che regola i rapporti tra cittadino e potere riguardo al diritto di chiedere e ottenere un’informazione prodotta o detenuta dalla pubblica amministrazione. Fino ad oggi, l’Italia costituiva una stridente anomalia: era uno dei pochi paesi sviluppati a non aver normato questo diritto, riconosciuto come fondamentale dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Ma non si tratta soltanto della tutela di un diritto: avere una buona legge sul diritto d’accesso agli atti consente anche l’ottimizzazione dei processi amministrativi e la riduzione dei costi, perché favorisce la digitalizzazione degli atti.

Nel corso di questa legislatura sono stati compiuti passi enormi, tanto che siamo agli ultimi metri del percorso per la trasformazione definitiva del nostro lavoro sul FOIA in legge. Il ringraziamento più importante va all’associazione FOIA4Italy, che ha stimolato il Parlamento, e in particolare l’Intergruppo innovazione, a occuparsi del tema, e ha accompagnato la legge lungo tutto il suo iter. Ci siamo incontrati per la prima volta a febbraio e già ad aprile, durante il Festival del Giornalismo di Perugia, ho potuto personalmente annunciare che il libero accesso agli atti sarebbe stato integrato nel ddl Madia di riforma della Pubblica amministrazione. Così è stato. Un emendamento a firma Ascani-Coppola ha ottenuto apprezzabile condivisione in Parlamento ed è stato approvato all’unanimità in Commissione, col parere favorevole del governo, seguito all’impegno personale del presidente del Consiglio sul tema.

Come dicevo, siamo agli ultimi metri e alle limature finali: per questa ragione oggi insieme a Ernesto Belisario e Guido Romeo di FOIA4Italy presentiamo a Montecitorio le review chieste a tre esperti di levatura internazionale sulla nostra originaria proposta di legge. Le revisioni in questione hanno espresso apprezzamento per l’impianto della legge e identificato delle possibili criticità, alcune delle quali sono già state sanate in Parlamento: nell’emendamento approvato, infatti, si prevede che l’accesso agli atti sia consentito non solo ai cittadini ma a “chiunque”.

Chiedere conto e rendere conto sono i due elementi fondanti di una vera cultura dell’accountability, per troppo tempo assente nel nostro paese: la trasparenza piena è uno degli elementi indispensabili del percorso verso il recupero della fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il diritto all’accesso è una possibile chiave di volta per invertire la tendenza al degrado della qualità democratica e della partecipazione. All’era dell’individualismo, che disgrega e pone l’uno contro l’altro, dobbiamo contrapporre e sostenere quella del cittadino, dei suoi diritti, della sua partecipazione.

Qualcuno diceva che “Libertà è partecipazione”. Con questa buona legge, partecipare sarà più facile. E, dunque, saremo un po’ più liberi.

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