Ecco l’offerta della maggioranza Pd ai dissidenti

Riforme
Il ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi, nell'aula di Montecitorio per la richiesta di fiducia al governo per la conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 giugno 2015, n. 78, recante disposizioni urgenti in materia di enti territoriali (Approvato dal Senato), Roma 3 agosto 2015.   ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Prime crepe nel fronte della minoranza. Si punta a intervenire su funzioni e garanzie del Senato, per non toccare l’articolo 2 sull’elettività

Clima disteso, ma nessuna discussione sul merito, almeno per quanto riguarda la nota dolente dell’elettività dei senatori. È questa la conclusione dell’incontro che si è svolto stamattina a palazzo Madama del gruppo di lavoro bicamerale del Pd, costituito per provare a trovare un’intesa sulla riforma costituzionale.

Un primo appuntamento servito soprattutto a capire le intenzioni dei diversi interlocutori seduti attorno al tavolo, mentre domani alle 10 si proverà a entrare più nel merito. In termini generali, nessuno sembra voler mettersi di traverso rispetto alla riforma, ma chi era presente oggi al Senato riferisce di una rigidità maggiore della bersaniana Doris Lo Moro rispetto alla cuperliana Barbara Pollastrini, le due rappresentanti delle minoranze interne. Una diversità di atteggiamento che si riscontra già da qualche giorno anche nella pattuglia dei senatori dissidenti: dei 28 firmatari del documento iniziale con le proposte di modifica al ddl Boschi, non pochi sarebbero già pronti a dire sì alla riforma anche senza toccare l’articolo 2, oggetto del contendere.

Su queste posizioni prova a fare leva la maggioranza interna ai dem. Se oggi la discussione è iniziata dal capitolo “funzioni e garanzie” del prossimo Senato, non è solo perché quello è il tema dell’articolo 1 del testo Boschi. Proprio qui, infatti, si possono concordare modifiche importanti (ad esempio sui termini per l’elezione del presidente della Repubblica) che potrebbero convincere a votare la riforma non solo alcuni esponenti della minoranza dem, ma anche la frangia del Ncd che soffre la permanenza al governo. Per questo, il dialogo rimane aperto all’interno di tutta la maggioranza, non solo nel Pd. Inoltre, altro aspetto di non poco conto, dal tema delle funzioni del Senato potrebbe passare un ammorbidimento dei toni della Lega, che punta molto su questo punto e che, com’è noto. ha presentato oltre 500mila emendamenti in commissione.

“Di articolo 2 non si è parlato, e non credo se ne parlerà”, ha ammesso uno dei partecipanti alla riunione, a conferma dell’impostazione che la maggioranza vuole dare ai lavori di questo tavolo. Un’intesa complessiva, se arriverà, probabilmente passerà solo in ultima istanza da queste sede, ma dovrà essere concordata altrove, magari proprio in un incontro a quattr’occhi tra Renzi e Bersani, che al momento appare poco probabile.

Infine, rimane sempre l’ultima istanza, che prende il nome di Pietro Grasso. Se il presidente del Senato dovesse bloccare la presentazione degli emendamenti sull’articolo 2, a quel punto sarebbe un impedimento regolamentare (e non più politico) a consentire il superamento delle resistenze della minoranza dem, che avrebbe così meno appigli per continuare a opporsi alla riforma.

Vedi anche

Altri articoli