Ecco la strategia del governo sulle rinnovabili, 9 miliardi in 20 anni

Economia
Italian premier Matteo Renzi during a press conference at Chigi Palace in Rome, Italy, 20 June 2016. Matteo Renzi said after losing Rome and Turin mayoral contests to the anti-establishment 5-Star Movement (M5S) that "we confirm that the vote had reasons of a strong local nature, but there is one national element: a clear and unquestionable victory of the (M5S) against us".
ANSA/ANGELO CARCONI

Renzi annuncia la firma del decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche da parte dei ministri dell’Ambiente Galletti e dello Sviluppo economico Calenda. Valore 9 miliardi in 20 anni

Una strategia verde del Paese, con il governo che mette 9 miliardi in 20 anni sulle energie rinnovabili e le principali aziende italiane, Eni ed Enel, chiamate ad “orientarsi” in questa direzione. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi presenta così l’impegno dell’esecutivo sulle rinnovabili.

Il Pd – è evidentemente il messaggio del premier in vista della direzione di venerdì – deve caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne. Lo aveva accennato ieri nella sua Enews, lo ribadisce oggi.

In conferenza stampa, a palazzo Chigi con Eni, Enel e Terna, Renzi spiega: “Abbiamo aspettato la fine delle polemiche sul referendum sulle trivelle e delle polemiche sulle amministrative per presentare il lavoro di squadra che questo governo intende fare, partendo innanzitutto dalle aziende. Eni ed Enel sono la prima e seconda azienda del Paese per lavoratori e fatturato: hanno ingegneria e innovazione tali da essere leader a livello mondiale, ma hanno contemporaneamente la possibilità di partire a livello territoriale nel nostro Paese. Insomma, questo governo ha una strategia verde per il Paese alla quale chiamiamo ad orientarsi tutti i partner pubblici e privati”.

Nel corso della presentazione delle politiche sulle rinnovabili, il premier sottolinea anche il ruolo che avrà Terna, l’altra importante azienda italiana dopo Eni ed Enel: “La produzione di rinnovabili non è efficiente senza una rete. E allora Terna investirà 4 miliardi nei prossimi quattro anni, uno l’anno”.

Quanto invece all’attuazione dell’accordo Cop21 aggiunge: “Abbiamo firmato l’accordo di Parigi non perchè “faceva figo”, ma perché è un pezzo della scommessa di questo Paese“.

 

Collaborazione Eni-Enel? Buona idea, siamo pronti
Durante la conferenza hanno preso poi la parola gli amministratori delegati delle aziende coinvolte nel piano del governo. E in quest’occasione, il top manager di Eni, Claudio Descalzi. parla di “joint venture con Enel sulle rinnovabili”. “E’ una buona idea – commenta a stretto giro l’ad di Enel, Francesco Starace – siamo pronti a lavorare con Eni su tutto quello che vogliono fare. Più che joint venture – precisa però Starace – si parla di schemi di collaborazione che possono andare fino alla joint venture. Siamo pronti a farlo. Contenti di farlo”.

Starace ha messo poi in luce le caratteristiche del piano industriale che potrà rafforzare la presenza di energie rinnovabili in Italia. “Abbiamo in programma investimenti in reti per 2,2 miliardi, parte per i contatori digitali e parte sulle colonnine per la ricarica delle auto e le smart cities. Ci saranno 2,2 miliardi sulle rinnovabili, anche se molto dipenderà dalle normative italiane, trasformiamo 23 siti produttivi in nuove infrastrutture con investimenti per circa 200 milioni. Enel Green Power è la più grande azienda di produzione di energia rinnovabili, con 10.700 megawatt di produzione”, ha aggiunto. “Noi abbiamo 23 aziende e in giro per il mondo mi hanno domandato come abbiamo fatto a non fare 23 funerali ma 23 rinascite, e io ho risposto che in Italia si può fare questo”.

La ripartizione delle risorse
Durante la conferenza stampa, il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha chiarito alcuni aspetti del decreto: “Dobbiamo andare verso la neutralità tecnologica – ha spiegato il ministro – e questa era l’ultima occasione per noi per fare un ragionamento industriale e non finanziario. Sono circa 480 milioni di euro l’anno per 20 anni e saranno ripartiti per un 50% sulle tecnologie quasi in equilibrio come l’eolico, un 25% sulle tecnologie di frontiera come la geotermia e il termodinamico e un altro 25% per l’economia circolare, come le biomasse e le fonti di scarto”.

Il premier, infine, prova a smontare i luoghi comuni sul ritardo dell’Italia sulle energie rinnovabili: “Siamo leader nel settore e se la smettiamo di lamentarci su questo campo possiamo anche diventare un punto di riferimento. Basta prendere lezioni dagli altri, siamo all’avanguardia, e questo vuol dire cambiare sempre, costantemente. Dopo la stagione delle polemiche, della demagogia, della campagna referendaria (sulle Trivelle, ndr), tutti insieme vogliamo lavorare per fare dell’Italia il Paese più rinnovabile”.

Il premier lancia poi l’hashtag #EnergieNove, che sarà “di richiamo e di reminiscenza storica e culturale. Fu la prima rivista fondata nel 1918 dal giovane Gobetti, si usciva dalla Prima Guerra mondiale, e in quella rivista hanno scritto alcune delle intelligenze migliori del Paese. Ovviamente non siamo degni di essere paragonati a quei ragazzi che combatterono il fascismo, ma anche questo è fare politica”.

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