Ecco la mappa aggiornata del Pd in vista dell’Assemblea di oggi

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L'assemblea nazionale del Pd nell'auditorio del sito Expo, Rho-Pero (Milano), 18 luglio 2015. ANSA / MATTEO BAZZI

Il parlamentino dem si riunisce in pieno dibattito sulle unioni civili. Un confronto che ha inciso anche sulle posizioni interne al partito

Alle 10 si riunirà l’Assemblea nazionale del Partito democratico (Unità.tv la trasmetterà in diretta streaming). L’ordine del giorno non è particolarmente denso, visto che i punti previsti – almeno finora – sono la surroga di alcuni membri della Direzione e il classico “situazione politica”. Che si declina essenzialmente nella relazione di Matteo Renzi e nel dibattito che ne seguirà. Il premier farà il punto con i suoi al rientro da Bruxelles, ma le previsioni sono orientate verso un discorso ancora una volta incentrato sui rischi che corre l’Unione europea, con un passaggio inevitabile sulle unioni civili.

Il cammino accidentato del ddl Cirinnà a palazzo Madama ha in parte ridisegnato gli equilibri interni, anche solo provvisoriamente. Alcuni di questi posizionamenti saranno destinati a dissolversi una volta concluso il dibattito sulle unioni civili, mentre altri sembrano poter segnare più a lungo la vita interna al partito, dove già si parla sempre meno velatamente del congresso e delle mosse per prepararsi ad affrontarlo (qui quelle della minoranza guidata da Roberto Speranza).

L’area dei cosiddetti catto-dem è composta essenzialmente da senatori della maggioranza renziana. Alcuni fedelissimi, altri più autonomi. Ma è difficile considerarli come l’origine di una componente interna al corpaccione che sostiene il premier. Troppo diversi tra loro. E però sono il segnale di una sensibilità che esiste e che già più volte in passato aveva alimentato voci di un tentativo di organizzare un’area di matrice cattolica vicina a Renzi, eppure autonoma. Sia ben chiaro: le due cose non sono in collegamento tra loro. Però segnalano e in parte giustificano la prudenza che il premier sta utilizzando nell’affrontare un tema delicato come non tanto la stepchild adoption in sé, quanto la garanzia di mantenere la libertà di coscienza su temi delicati come questo. È una consapevolezza ben presente nel leader del Pd e in buona parte dei suoi.

 

La minoranza ha colto l’occasione per stigmatizzare “gli errori commessi dalla maggioranza del Pd e le divisioni presenti nel mondo renziano, che il premier ha scelto o si è mostrato incapace di governare” (Miguel Gotor). Sinistra riformista vede nel ddl Cirinnà l’occasione per uscire dall’angolo, sostenendo con forza non solo la legge così com’è ma anche l’opportunità per aprire un confronto con il M5S, sempre sostenuta dai tempi del “governo di cambiamento” e del confronto in streaming tra Bersani e Grillo. Inoltre, Speranza e i suoi vogliono accostare un tema molto radicato nella sensibilità del ‘popolo della sinistra’, come le unioni civili, ad altre riforme compiute finora dal governo (e sulle quali loro hanno invece condotto una dura battaglia), provando a dimostrare così come le priorità di Renzi siano ben lontane da quelle della base dem.

 

Sempre più vicina a Renzi si è mostrata invece l’area di Sinistra è cambiamento, che sul tema in questione poteva contare anche sulla responsabile in segreteria nazionale, Micaela Campana. La loro posizione, premiata anche in occasione degli ultimi innesti nella squadra di governo, starebbe però alimentando i dubbi di alcuni esponenti che hanno aderito inizialmente alla componente, che preferirebbero una maggiore autonomia dal segretario. Dubbi che vengono alimentati dalla minoranza post-bersaniana, che spera così di rafforzarsi in vista del congresso.

 

Sul difficile crinale della “cooperazione al rialzo” con Renzi (definizione di Francesco Verducci) sta giocando invece Rifare l’Italia, cioè l’area dei Giovani turchi. Lo si è visto anche in occasione del dibattito sulle unioni civili, nel corso del quale hanno tenuto ben ferma la barra sulla stesura attuale del testo (quindi comprensiva della stepchild adoption) e hanno cercato al contempo di evitare fratture nel gruppo del Senato, partecipando attivamente alla mediazione con i cattolici e proponendo alcune limature al testo potenzialmente condivisibili da tutti. Un’impostazione che intendono mantenere anche su altri temi, sui quali non si tireranno indietro dall’alzare la voce nei confronti di Renzi (la cui azione, secondo loro, continua a essere deficitaria soprattutto sul piano della gestione e dell’organizzazione del partito), ma senza metterne in discussione la leadership.

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