Ecco la chat dell’orrore dei terroristi: “Prendi un coltello, vai in una chiesa e fai una carneficina”

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Le indagini sull’attacco di Rouen fanno emergere le falle della sicurezza francese

“Prendi un coltello, vai in una chiesa e fai una carneficina. Tagli due o tre teste, poi e’ finita”: è uno degli agghiaccianti messaggi audio inviati via Telegram da Adel Kermiche, uno dei due attentatori di Saint-Etienne-du-Rouvray, rivelati in esclusiva dal settimanale L’Express. Il diciannovenne che come foto di profilo ha una foto del califfo dell’Isis Baghdadi invita i suoi contatti ad imitarlo.

Nella chat dell’orrore di Kermiche la cui autenticità è confermata da una fonte giudiziaria c’è di tutto. Dall’influenza del suo ‘guru’ incontrato in carcere, fino alla volontà di creare una cellula terroristica, i dettagli dei tentativi falliti di arrivare in Siria, la descrizione nei particolari del suo progetto di attentato contro una chiesa poco prima di passare all’atto, fino all’appello a diffondere il più possibile ciò che si appresta fare. Per settimane, Kermiche ha descritto tutto in questi file audio che come dice l’Express sembrano un “diario propagandistico” rivolto alla cerchia ristretta di circa duecento ‘amici’ della rete criptata Telegram. Una corrispondenza ritrovata durante le operazioni di polizia dopo l’attentato in Bassa-Normandia.

Intanto il secondo killer di Rouen è stato identificato dalla polizia come Abdel-Malik Nabil Petitjean, originario di una città francese vicino al confine con la Francia. Lo riferisce a Reuters una fonte giudiziaria, spiegando che si tratta di un 19enne. Entrambi i terroristi che in un video diffuso dall’agenzia Amaq si professano soldati del Califfato, erano stati schedati in fascicoli contrassegnati dalla lettera S, che indicano soggetti a rischio radicalizzazione.

Ma le indagini sul massacro nella Chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray stanno mettendo in luce un’altra falla dei servizi di sicurezza francesi: anche il secondo terrorista, Abdel Malik Petitjean, era finito sotto il radar dell’antiterrorismo, ma non fu fermato. Individuato dall’intelligence della Turchia il 10 giugno scorso, Nabil Abdel Malik Petitjean era stato segnalato 15 giorni dopo ai servizi di intelligence transalpini (Dgsi) e schedato con la  lettera “S” il 29 giugno. Una procedura che al suo rientro avrebbe dovuto permettere di far scattare immediatamente l’allarme e consentire, dunque, di fermarlo in tempo. Il problema è stato che il futuro attentatore della chiesa di Saint-Etienne-du Rouvray era già rientrato tranquillamente in Francia dall’11 giugno, prima ancora, dunque, che venisse inserito nella black list della radicalizzazione. Gli 007 francesi pensavano che fosse ancora in Turchia o in Siria e invece era già rientrato pronto a colpire in chiesa insieme al complice di morte Adel Kermiche.

Intanto oggi tre persone dell’entourage familiare di Abdel  sono stati fermati. Lo ha reso noto una fonte giudiziaria. Il fermo, attuato mercoledì, “deve consentire di raccogliere elementi sul profilo” del terrorista, ma al momento “non ci sono elementi che queste persone abbiano a che fare con l’assassinio” del prete. Una quarta persona, un minore di 16 anni, nato in Algeria e fermato martedì è stato riascoltato stamane: suo fratello è oggetto di un mandato di arresto per essere partito alla volta delle regioni jihadiste iracheno-siriane nel marzo 2015, con una carta di identità falsa dell’altro assassino del sacerdote, Adel Kermiche.

 

 

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