Oggi inizia la partita tra governo e sindacati: ecco le proposte in campo

Pensioni
25/02/2014 Roma, trasmissione televisiva Ballarò, nella foto Giuliano Poletti, ministro del Lavoro con Susanna Camusso, segretario CGIL

L’esecutivo spiegherà come funzionerà l’Ape, l’anticipo pensionistico sotto forma di prestito. Ma Cgil, Cisl e Uil sono contrarie alle penalizzazioni

Oggi l’esecutivo riceverà i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil per dialogare e confrontarsi sulla riforma delle pensioni. L’incontro, che si svolgerà al ministero del Lavoro, sarà utile per riattivare un dialogo con le rappresentanze sociali, anche se è chiaro che non potrà sancire (almeno per il momento) nessun punto di arrivo definitivo. Aprirà comunque un’importante fase interlocutoria in vista della prossima legge di Stabilità, luogo nel quale verranno definite le modalità di intervento sul sistema pensionistico.

Di certo sarà un vertice indispensabile per mettere in chiaro le posizioni di entrambe le parti. In primo luogo si affronterà il tema della flessibilità in uscita, ma ci si confronterà anche su altre questioni rilevanti, come la riduzione del costo del lavoro e i punti spinosi della riforma Fornero.

Il principale argomento di dibattito sarà dunque l’uscita anticipata e su questo il governo si presenterà con le idee chiare: la volontà di un intervento c’è ed è stata ribadita più volte. Si potrà però giungere a una soluzione condivisa, è questa la filosofia di fondo dell’esecutivo, soltanto con gli occhi puntati sulla compatibilità dei conti pubblici. Un vincolo, quello finanziario, sul quale il governo non accetterà deroghe. L’altra condizione sulla quale il governo sta lavorando è il rispetto dell’equità: chi è disoccupato – è il ragionamento dell’esecutivo – non può essere trattato alla stessa maniera di chi invece possiede un lavoro. Gli strumenti di intervento dovranno quindi tenere conto delle diverse situazioni.

Proprio su questi due pilastri si baserà quindi il progetto che oggi il ministro Poletti porrà sul tavolo di via Veneto. Un progetto che parte dalla proposta lanciata qualche giorno fa dallo stesso presidente del Consiglio: un prestito pensionistico, ribattezzato “Ape” (anticipo pensionistico). In pratica si tratta di un assegno anticipato (fino a tre anni) sotto forma di prestito che verrebbe poi restituito a rate dal momento in cui scatta la pensione piena. In questo caso, per chi decide di andare a riposo prima, dovrebbero scattare delle penalizzazioni.

Dall’altra parte del tavolo ci sarà invece la proposta (più dispendiosa) elaborata dai sindacati, i quali non ammettono le penalizzazioni e vorrebbero un pensionamento flessibile a partire dai 62 anni di età. Si tratta di una piattaforma unitaria, che punta innanzitutto a cambiare la legge Fornero e sulla quale domani il governo, assicura Poletti, “si esprimerà e rappresenterà la propria valutazione”.

Sul tavolo di via Veneto potrebbe arrivare anche la proposta parlamentare presentata da Cesare Damiano e Pier Paolo Baretta. Un progetto che propone una penalizzazione, ma senza prestito.

In ogni caso la partita, specie sul piano economico, sarà molto complicata: la coperta delle risorse rimane sempre della stessa lunghezza, ossia troppo corta. E anche se qualche sacrificio di bilancio sarà necessario, fa sapere il vice ministro dell’Economia, Enrico Morando, “certamente sul tema flessibilità non si potranno dedicare enormi risorse”.

Nella prossima manovra, infatti, oltre a includere l’uscita anticipata (con le modalità che si stabiliranno assieme ai sindacati) l’esecutivo dovrà trovare le risorse per ridurre il carico fiscale al ceto medio, come detto qualche giorno fa dal premier. E soprattutto, per onorare gli impegni con Bruxelles ed evitare di far scattare le clausole di salvaguardia sull’Iva – una zavorra che si ripresenta inevitabilmente ogni anno – dovrà fare i conti con la pesante condizione di partenza, un handicap di 11 miliardi (8 per le clausole e 3 per la mini correzione sui conti chiesta dall’Europa).

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