Ecco il maxi-emendamento che blinda le unioni civili. Verso il sì la prossima settimana

Unioni civili
Luigi Zanda e Monica Cirinna' in aula del Senato durante la discussione sulle unioni civili, Roma, 2 febbraio 2016.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Stralciata la stepchild adoption, ma messi al sicuro tutti i punti controversi che avrebbero rischiato con i voti segreti. Si lavora per smussare i dissensi

La decisione verrà presa ufficialmente dall’assemblea dei senatori del Pd, che si riunirà domani alle 13 con la partecipazione di Matteo Renzi. Ma intanto, la bozza del maxi-emendamento sul quale il governo porrà con ogni probabilità la fiducia è praticamente completa. All’interno è riportato quasi interamente il testo del ddl Cirinnà, con le modifiche già concordate per evitare scivoloni di incostituzionalità (erano quelle contenute negli emendamenti a prima firma Lumia) e – soprattutto – quello stralcio che fa discutere: sono cassati infatti l’ultima parte dell’articolo 3 e l’intero articolo 5, che facevano riferimento alla stepchild adoption.

Renzi, dopo aver lanciato la sua proposta ieri in Assemblea nazionale e averla ribadita stamattina davanti alla stampa estera, ha fatto il punto stamattina con i capigruppo Ettore Rosato e Luigi Zanda. L’obiettivo è chiudere il più rapidamente possibile (difficilmente entro questa settimana, per la necessità di riaprire la discussione generale in aula, più probabilmente tra mercoledì e giovedì della settimana prossima), mettendo al sicuro tutti i punti principali della legge: dalla pensione di reversibilità alla possibilità di utilizzare il cognome del partner, tanto per fare due esempi. Passaggi che invece sarebbero stati a rischio nel caso in cui fossero stati sottoposti al voto segreto. Ed è proprio questo che Renzi ha voluto evitare, per l’inaffidabilità dimostrata dal M5S.

È stata presa in considerazione anche l’ipotesi di portare comunque in aula l’articolo 5 (fuori dal maxi-emendamento, quindi senza la rete di protezione della fiducia). I rischi, però, rischiavano di essere più dei benefici: emendamenti e voti segreti avrebbero non solo prolungato l’esame dell’aula (e Renzi è stato chiaro: “Basta rinvii”), ma avrebbero anche potuto portare paradossalmente a un risultato peggiore di quello auspicato. Se fosse stato approvato – ad esempio – l’emendamento che introduce l’affido rafforzato al posto della stepchild adoption, si sarebbe imposto per legge un passo indietro rispetto alle sentenze emesse finora dalla magistratura, favorevoli alle adozioni. Con lo stralcio, invece, saranno ancora i giudici ad avere l’ultima parola, in attesa – questo è l’impegno dell’esecutivo – di una nuova legge che modifichi complessivamente le norme attuali sulle adozioni, inserendo anche la stepchild adoption.

I pontieri sono al lavoro adesso per provare a smussare i dissensi. La scelta di porre la fiducia in aula sul maxi-emendamento dovrebbe mettere al riparo la legge al momento del voto. Ma sul piano dei rapporti interni ai singoli partiti, le difficoltà rimangono. L’ala più catto-intransigente del Ncd dovrà accettare alcuni punti presenti nel ddl Cirinnà (come la reversibilità della pensione), che saranno confermati nel nuovo testo. La minoranza dem, dal canto suo, tiene il punto sulla stepchild adoption. Domani in assemblea manifesterà il proprio dissenso, sul merito (lo stralcio) e sul metodo (la fiducia), ma difficilmente andrà oltre. I Giovani turchi chiedono il massimo impegno sul successivo provvedimento sulle adozioni. E anche i movimenti lgbt sono divisi tra chi contesta la decisione del Pd e chi invece condivide la necessità a questo punto di portare a casa quel che si può.

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