Ecco Di Maio, il venditore dal volto umano

M5S
Il vicepresidente Lugi Di Maio, durante i lavori sul ddl per la riforma del processo penale alla Camera dei Deputati, Roma, 16 settembre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Luigi Di Maio ha la maschera del perfetto gentiluomo può piacere alle mamme, oltre che ai giovani, ma …

Sta tutto in quell’aplomb inglese (anche se lui è originario di Avellino), in quell’aria un po’ da venditore di Tecnocasa, la forza ma anche la debolezza di Luigi Di Maio. Oggi il deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Camera è stato intervistato a Repubblica tv  e ha lanciato il suo attacco,  come prevedibile, al governo e a Renzi.

Una compostezza la sua che lo ha reso riconoscibile ma anche poco rappresentativo del mood del movimento nell’eterna lotta tra talebani e possibilisti. E così la maschera del perfetto gentiluomo che dialoga e può andare in tv è un po’ lo specchietto per le allodole per un elettorato meno affezionato al “vaffa”, un “grillismo dal volto umano” che può piacere alle mamme, oltre che ai giovani.

Eppure qualcosa non convince. Quella serietà, quel rigore, quella pignoleria che il  ragazzo esprime e porta avanti, non vengono mai rivolti in casa propria. Così mentre parte l’attacco sul caso Rai – “Via i partiti dalla Rai, avevano detto. Poi Renzi ha deciso di votare il cda con la legge Gasparri che lui stesso aveva criticato” – indugia nel ricordare che Freccero, che lui definisce “la nostra garanzia di indipendenza”, non sia stato votato dal sacro blog. Si giustifica non ci sono stati i tempi. Soprattutto dimentica di ammettere che il M5S ha partecipato a pieno titolo alla spartizione del cda Rai.

Di Maio non si lascia sfuggire l’occasione della polemica del Pd sulla Rai ergendosi a paladino dell’informazione: “La reazione del Pd sulla Rai è una reazione di debolezza. Hanno paura che il palinsesto possa fare perdere consenso, forse?”. Davvero viene da chiedersi dove era la difesa dei talk o dei giornalisti o dell’informazione quando sul blog del capopopolo Beppe Grillo venne addirittura creata una rubrica – “Il giornalista del giorno” – dove si metteva alla gogna chi osasse mettere in dubbio o criticare il movimento per poterne fare bersaglio di lanci di pomodori virtuali da parte di troll e attivisti.

E a chi gli chiede su Grillo: “Perché non gli dite di mettersi un po’ da parte?”, risponde pronto: “Lui ha fatto un movimento per buttare giù quelli che facevano i politici di professione”. Ma magari il fatto che il comico si da tempo “un po’ stanchino” gli torna utile.

Alla fine, sull’investitura da delfino che il comico genovese gli aveva fatto con quel “maledetto sei il leader” il deputato ci tiene a sottolineare: ”Dovevo essere incoronato ma i fatti poi hanno smentito anche perché le monarchie, per fortuna, non ci sono più in Italia. I sondaggi lasciano il tempo che trovano, io sono contento di dare il mio contributo ma quando sceglieremo il candidato, non sarà un leader”. In effetti una perfetta strategia, anche perché il fuoco più pericoloso è sempre quell’amico.

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