Ecco cosa succederà fino alle elezioni

Roma
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La Capitale andrà a votare a maggio. Nel frattempo, arriverà un commissario. Accantonata l’ipotesi dell'”impedimento”

L’addio di Ignazio Marino porterà Roma Capitale a votare a maggio 2016, insieme ad altri grandi città come Milano e Napoli.

A regolare il percorso che accompagnerà le istituzioni capitoline fino a quell’appuntamento è il Testo unico sugli Enti locali. Nel caso in cui è lo stesso primo cittadino a presentare le proprie dimissioni, l’iter è regolato dall’articolo 53.

Innanzi tutto, prima che le dimissioni divengano effettive, dovranno trascorrere venti giorni dalla data in cui la decisione viene comunicata all’Assemblea capitolina. Formalmente, quindi, Marino avrebbe anche questo periodo per poterci ripensare, anche se politicamente appare un’ipotesi alquanto improbabile. Trascorsi i venti giorni, si procede allo scioglimento oltre che della giunta anche dell’Assemblea e il governo nomina un commissario. Il commissario rimane in carica fino all’insediamento del nuovo sindaco e della nuova Assemblea che saranno eletti alla prima tornata utile, quindi la prossima primavera.

Insieme al sindaco della Capitale, decadono anche i delegati e i consiglieri della Città metropolitana, lasciando in carica solo per l’ordinaria amministrazione il vicesindaco Mauro Alessandri. I nuovi organismi torneranno ai pieni poteri dopo le elezioni a Roma.

Un’altra ipotesi circolata nel Pd fino a ieri sera riguardava la possibilità che Marino non si dimettesse, ma si ponesse in una condizione di “impedimento permanente” (ad esempio in malattia). In tal caso, sarebbero rimasti in carica sia la giunta che l’Assemblea, con il vicesindaco Marco Causi che avrebbe assunto le funzioni del primo cittadino. Questa soluzione avrebbe consentito alla Capitale di avere un rappresentante istituzionale con pieni poteri durante il Giubileo, ma visti gli sviluppi delle ultime ore si è preferito scegliere la via maestra delle dimissioni.

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