Ecco cosa prevede il nuovo Codice dell’amministrazione digitale

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L’ultimo Cdm ha dato il via libera per il decreto che avrà il difficile compito di accelerare il processo di digitalizzazione della PA

Sistematizzare e accelerare la digitalizzazione della Pubblica amministrazione per renderla più snella, facile ed efficiente. Sono queste le intenzioni del decreto attuativo per la digitalizzazione delle amministrazioni statali approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri. Si tratta del cosiddetto Cad, Codice dell’amministrazione digitale , uno dei principali assi portanti della più ampia riforma della P.a. voluta dal governo ed in particolare dal ministro competente Marianna Madia.

Un lavoro lungo e articolato che ha dovuto fare i conti con gli innumerevoli tentativi di innovazione messi in cantiere nel corso degli anni, spesso scomposti e frammentati, molti dei quali mai portati a termine. E’ stato necessario, quindi, ricondurre tutti i processi avviati ad un unico disegno di riforma coerente ed adeguato alle esigenze attuali e allo stesso tempo evitare gli errori fatti fino ad oggi, sia in termini di programmazione che di attuazione. Un’impresa non semplice che ha impegnato il governo, gli addetti ai lavori, il Parlamento ed in particolare la commissione parlamentare competente della Camera. Quest’ultima la settimana scorsa ha rilasciato parere favorevole allo schema di decreto, indicando però una serie di condizioni da rispettare rispetto al testo approvato a gennaio in via preliminare.

Tra le principali novità introdotte l’istituzione, sotto la Presidenza del Consiglio, della figura del commissario dell’Agenda digitale. Figura che il premier Matteo Renzi aveva già individuato nella persona di Diego Piacentini, vicepresidente del colosso mondiale dell’e-commerce Amazon.

Il commissario avrà il compito di garantire l’avanzamento dei progetti dell’Agenda digitale italiana. I suoi poteri non si limiteranno al monitoraggio, ma potrà svolgere una funzione sostitutiva nel caso in cui l’amministrazione sia inadempiente. L’incarico ha una durata di tre anni. L’attività del commissario sarà facilitata dalla realizzazione, entro sei mesi, da parte dell’Agenzia per l’Italia digitale (Agid) di una banca dati degli obiettivi e degli indicatori delle performance delle Pubbliche amministrazioni. Uno strumento indispensabile per seguire lo stato di avanzamento dei lavori e avere la situazione generale sotto controllo. Il mancato invio dei dati comporterà la responsabilità disciplinare per i dirigenti.

Oltre al commissario Palazzo Chigi si avvarrà della collaborazione di una Conferenza permanente per l’innovazione tecnologica, composta da quattro esperti, che dovrà elaborare indirizzi e fornire consulenza al premier. A tal proposito la Conferenza fungerà da interfaccia di consultazione e confronto con i rappresentanti dei ministeri, gli enti pubblici e i cosiddetti stakeholder, ovvero i portatori di interesse, per mettere a punto norme e atti amministrativi di attuazione del Codice dell’amministrazione digitale.

Il processo di attuazione del Cad sarà reso ancora più stingente con l’approvazione entro fine agosto di un decreto nel quale verranno definite sanzioni e responsabilità in capo ai dirigenti delle amministrazioni che non applicheranno quanto previsto dal Codice. È stato questo uno dei limiti ricorrenti nelle passate riforme sulla digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Inoltre, sempre per i dirigenti è stato inserito l’obbligo della formazione continua sui temi del digitale e delle nuove tecnologie. Basteranno questi accorgimenti a dare un impulso all’identità e al domicilio digitali, nonché all’anagrafe unica? Sono questi i veri assi portanti del processo di digitalizzazione della Pubblica amministrazione su cui si basa il digital first, ovvero la facoltà data al cittadino di dialogare con gli uffici pubblici attraverso le nuove tecnologie e quindi senza recarsi fisicamente alla sportello o ricorrere alla carta.

Progetti che ancora stentano a decollare, così come non riesce ad entrare in vigore l’obbligo da parte di tutte le amministrazioni, centrali e locali, di produrre atti e documenti solo in formato elettronico, abolendo totalmente l’utilizzo del cartaceo. Un vincolo previsto a partire da domani 12 agosto e che è stato spostato a dicembre di quest’anno, per evitare di bloccare l’attività amministrativa visto che quasi tutte le PP.aa. non erano preparate al passaggio.

Rispetto al passato il Cad ha il merito di aver orientato sul digital first tutti i processi di innovazione e digitalizzazione della macchina burocratica e di aver definito una strategia di attuazione della riforma. Le basi per costruire un rapporto semplice ed efficiente tra P.a. e cittadino, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, sono state gettate.

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