Ecco come saranno spesi i 3,5 miliardi per ricerca e cultura

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Renzi annuncia lo stanziamento del Cipe previsto per il primo maggio: “Così onoreremo la festa del lavoro, investendo sul capitale umano”

Ricerca e cultura sono settori sui quali investire, non sui quali togliere risorse. È questo il ragionamento che il premier Matteo Renzi mette nero su bianco nella sua ultima eNews. “Domenica 1 maggio – scrive Renzi – onoriamo la Festa del Lavoro non solo con le cerimonie ufficiali ma con un Cipe straordinario che stanzierà 2,5 miliardi di euro sulla ricerca e un miliardo di euro sulla cultura”.

L’importante stanziamento di risorse, è l’idea di Palazzo Chigi, darà origine a nuovi posti di lavoro in Italia sopratutto perché, spiega il premier, l’occupazione futura sarà creata anche dalla scommessa sul capitale umano, ovvero da ricerca e cultura.

Ma in cosa consiste il piano del governo per rilanciare l’innovazione? Già a marzo Renzi, visitando a Pomezia un importante centro di eccellenza nel campo della ricerca biologico-molecolare, aveva parlato di nuove risorse da collocare sulla ricerca, un piano da 2,5 miliardi che sarebbe stato approvato nelle prossime settimane.

In particolare si tratta del Piano nazionale della ricerca, il Pnr 2015-2020. Un quarto dei fondi che saranno stanziati domenica, secondo quanto già comunicato dal ministro all’Istruzione Stefania Giannini, sarà destinato alla ricerca sanitaria. Nel dettaglio, si andrà dal piano per attrarre in Italia i vincitori di Erc (l’organismo dell’Unione Europea che supporta i ricercatori di eccellenza) tramite fondi aggiuntivi individuali che possono arrivare fino a 600mila euro per progetto, fino alla misura contenuta nella legge di stabilità sui 500 posti di professore associato o ordinario attribuiti a ricercatori di eccellenza.

Il piano identificherà inoltre le 12 aree strategiche su cui puntare, come il settore biomedicale e l’energia. Un’attenzione particolare sarà dedicata al Sud, con finanziamenti per diversi milioni di euro. Insomma, una serie di misure la cui cifra contabilizzata, da qui al 2017, ammonterà proprio a 2,5 miliardi. Una grossa parte degli stanziamenti sarebbe già presente nel bilancio del Miur (1,9 miliardi), mentre 500 milioni dovrebbero arrivare della quota nazionale del Fondo sviluppo coesione. Altre risorse riguarderanno poi la dotazione dei vari fondi che finanziano la ricerca: il Foe degli enti, il Ffo delle università e poi First e Fisr.

C’è poi il capitolo cultura. Anche in questo caso si concretizza quanto già annunciato dal premier nelle scorse settimane: un miliardo di euro sui beni culturali affinché siano rimessi a posto. “È allucinante – aveva detto il premier il 9 aprile intervenendo agli Stati Generali del turismo – che ci siano delle opere, dai Grandi Uffizi a Brera che tutte le volte devono andare a chiedere il permesso per poter finire i lavori”. La gestione culturale, aveva aggiunto in quell’occasione, deve diventare parte del nostro Dna, anche perché “sulla partita del turismo si gioca una partita di cultura politica e orgoglio nazionale”.

Dal Nord al Sud del Paese, ecco alcuni dei principali progetti (fermi o accantonati da tempo per mancanza di fondi) che dovrebbero essere coinvolti nel piano sulla cultura che sarà annunciato il primo maggio: i Grandi Uffizi a Firenze, l’ampliamento di Pompei che aumenterà l’area visitabile degli scavi, a Roma l’Arena del Colosseo, a Milano il Grande Brera, l’ampliamento del museo delle Migrazioni a Genova, a Napoli il Reale Albergo dei Poveri, l’ampliamento dell’area della Reggia di Caserta, il recupero della Reggia di Carditello.

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