Ecco come la manovra può attrarre a Milano talenti e investimenti

Economia
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La capitale economica del Paese è probabilmente la destinazione ideale per chi, favorito da un mix di agevolazioni e qualità della vita, pensa di lavorare in Italia

Una manovra per attrarre talenti e investimenti, a Milano. Con la Legge di Bilancio 2017 il Governo introduce una serie di misure che puntano a stimolare l’economia con un’attenzione particolare all’attrazione di “cervelli” e “capitali” dall’estero. Sul piatto oltre 1 miliardo di euro di sgravi fiscali. Un’iniziativa che nasce dal lavoro congiunto di sei ministeri sotto la cabina di regia del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Obiettivo? Far recuperare all’Italia la competitività perduta, rispetto ai partner internazionali, dopo la crisi del 2007. Nella speciale classifica denominata “Doing Business 2017”, una sorta di bibbia degli investitori internazionali in cerca di opportunità elaborata annualmente a Washington dalla Banca Mondiale, l’Italia è infatti scivolata dal 44° al 50° posto, pur migliorando il proprio punteggio.

Per raggiungere questo risultato il Governo punta sull’innovazione del comportato manifatturiero, noto anche come Piano Nazionale Industria 4.0, e incentivi fiscali mirati per attrarre cervelli e investimenti. Misure che la stampa ha definito “acchiappa paperoni” ma che in realtà puntano a favorire l’immigrazione di: startupper, ricercatori, professionisti, creativi, imprenditori, professionisti e manager. Un modello nato e sviluppato nel Regno Unito dove, negli ultimi 15 anni, si è trasferita a Londra una vasta popolazione di talenti e patrimoni individuali. Pensiamo che, nel 2014, solo l’1% della forza lavoro europea delle prime 5 banche americane era basata in Italia, secondo il think-tank Bruegel. Ma il nostro Paese è il quarto per commissioni in Europa. L’88% è invece basato in Gran Bretagna.

In questo contesto, e con l’approssimarsi della Brexit che porterà la banche di investimento a spostare gli staff all’interno dell’Europa, Milano può assumere un ruolo da protagonista. La capitale economica del Paese è probabilmente la destinazione ideale per chi, favorito da un mix di agevolazioni e qualità della vita, pensa di lavorare in Italia. Un quadro di regole che creano anche le condizioni migliori per competere, alla pari con altre capitali europee, nella corsa per aggiudicarsi l’agenzia del farmaco (EMA) e quella bancaria (EBA) che lasceranno il Regno Unito.

Proprio in quest’ultimo caso si stanno moltiplicando le iniziative, sul fronte politico, per spingere il Governo a focalizzarsi sull’obiettivo. Pensiamo in particolare alla Risoluzione, bipartisan, presentata pochi giorni fa in Commissione Finanze alla Camera dei Deputati che esorta l’Esecutivo ad adoperarsi per la costituzione, a Milano, di un distretto degli affari organizzato nella forma di gruppo di interesse economico. Tale modello permetterebbe di aggregare al capoluogo lombardo realtà come City of London Corporation (l’ente di Governo del Miglio Quadrato di Londra) e l’International Financial Service Center di Dublino.

Non una competizione tra città, quindi, ma un’alleanza per dividersi, in base alle rispettive vocazioni ed ecosistema finanziario locale, le aree di interesse di un distretto finanziario. Nessun richiamo invece purtroppo all’abolizione della Tobin Tax, su cui si era espresso favorevolmente il Sindaco di Milano Beppe Sala, giudicandola un freno alla competitività delle imprese italiane quotate. Proprio Sala sta lavorando, fin dal suo insediamento, a un progetto di promozione di Milano che passa attraverso la creazione di una società pubblico-privata sul modello London&Partners.

Il Sindaco di Milano ha già effettuato alcune visite ufficiali, e non, nel capoluogo londinese per raccogliere idee e interessi intorno al progetto. Un aiuto in questa direzione è già stato offerto ufficialmente (attraverso una delegazione di cui ho fatto parte) dalla nutrita comunità finanziaria milanese riunita in alcune importanti associazioni: Assosim, l’associazione degli intermediari finanziari, e l’AIBE, Associazione Banche Estere. Tra gli associati esteri, alcuni dei quali con uffici rilevanti e società sussidiarie su Londra, cresce la richiesta di acquisire informazioni in relazione alla disponibilità e alle caratteristiche di immobili a uso ufficio nelle principali capitali europee, tra cui ovviamente Milano.

Purtroppo però, a differenza di altre città come Parigi, per il capoluogo lombardo non sembrerebbe ancora essere disponibile un canale ufficiale dal quale poter attingere informazioni strumentali a tale decisione. I provvedimenti della Legge di Bilancio, la Risoluzione della Camera dei Deputati e l’iniziativa di Beppe Sala devo quindi trovare al più presto un momento di sintesi per dotare finalmente la città di uno strumento moderno ed efficace per attrarre talenti, investimenti e beneficiare delle grandi opportunità e sfide che ci attendono.

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