Ecco come il malore di Hillary Clinton può cambiare la campagna elettorale USA

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Democratic presidential candidate Hillary Clinton waves after leaving an apartment building Sunday, Sept. 11, 2016, in New York. Clinton's campaign said the Democratic presidential nominee left the 9/11 anniversary ceremony in New York early after feeling "overheated." (ANSA/AP Photo/Andrew Harnik) [CopyrightNotice: Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.]

A meno di due mesi dalle elezioni lo stato di salute dei candidati alla Casa Bianca diventa tema centrale della campagna elettorale

Donald Trump ci ha provato per mesi a mettere lo stato di salute della sua avversaria al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Più volte ha sottolineato quanto sia lui la persona più adatta, anche fisicamente, ad affrontare lo stress della Casa Bianca. Da ieri le sue affermazioni hanno una solida base su cui reggersi.

Durante la commemorazione per il 15° anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, Hillary Clinton ha avuto un malore. Dopo più di un’ora in cui non veniva fornita una versione ufficiale su quanto era accaduto, il medico che segue la candidata democratica alla Casa Bianca, la dottoressa Lisa R. Bardack, ha detto che si tratta di polmonite. La diagnosi era stata già fatta venerdì mattina, quando la Clinton aveva subìto un attacco di tosse prolungato causato da una serie di allergie. L’accaduto ha avuto un clamore ancora maggiore grazie ad un video che riprende il momento esatto in cui la Clinton attende l’auto che l’avrebbe portata via: mentre viene accompagnata verso la vettura, sviene e viene sorretta da alcuni membri del suo staff.

A due mesi dalle elezioni e a poche settimane dal primo duello televisivo, quello che è avvenuto può avere una ricaduta pesante per la candidata democratica. In che misura e per quanto tempo è impossibile dirlo con certezza. Quello che è certo è che l’incidente può determinare un punto di svolta nella campagna elettorale sia per il momento particolare in cui è avvenuto – dopo l’estate e prima del rush finale della campagna elettorale, quando l’attenzione degli elettori torna ad essere alta – sia perché sposta l’attenzione su una questione sempre molto importante per l’andamento dei sondaggi: la salute dei candidati in lizza.

Proviamo a riassumere in tre punti come e quanto l’episodio avvenuto a New York può avere una ricaduta reale nella corsa alla Casa Bianca.

Comunicazione

Stando a quanto dichiarato ufficialmente dallo staff della candidata, la Clinton ha la polmonite. La dottoressa Bardack non ha fornito ulteriori informazioni sul tipo e sulla gravità dell’infezione, quindi è difficile fare valutazioni in merito. In genere, in un fisico giovane e solitamente in buona salute, una polmonite può essere curata nel giro di poche settimane con degli antibiotici. Per una donna di 68 anni continuamente sottopressione per via di una campagna elettorale presidenziale, la questione può essere ben più seria. Al di là delle considerazioni cliniche, però, quello che è più importante considerare in questo frangente e la gestione della crisi da parte della Clinton del suo staff in termini di comunicazione. Sappiamo che i due candidati di queste elezioni sono i meno amati dai loro elettori. Per la Clinton, in particolare, pesa il fatto che la fiducia nei suoi confronti sia stata continuamente minata da una serie di scandali che nella sua lunga carriera l’ha interessata. Il fatto che ora il suo staff abbia dichiarato il suo stato di salute solo dopo il mancamento avvenuto a Ground Zero, dunque due giorni dopo la diagnosi, non aiuta a fare di lei la candidata di cui ci si può fidare.
In più Donald Trump, pur non infierendo sull’incidente, è ripartito alla carica promettendo su Twitter una documentazione dettagliata sul suo stato di salute e invitando la sua avversaria a fare altrettanto.

Sondaggi

Hillary Clinton domina in maniera costante la corsa presidenziale. Nei sondaggi nazionale è sempre regolarmente in vantaggio sul suo avversario. E anche se, in un paio di occasioni, alcuni sondaggi hanno dato in testa Trump, la verità è che la candidata democratica gode di un vantaggio importante in vari stati chiave per assicurarsi la vittoria. Questo però non toglie il fatto che il grande svantaggio che relegava Trump ben lontano dall’ex Segretario di Stato, ora si sta assottigliando. Se dovesse arrivare al primo duello televisivo rosicchiando ulteriori punti percentuali e mantenendo il suo trend in crescita, le conseguenze potrebbero essere serie. Starà alla Clinton decidere come e quando far derubricare la sua polmonite da tema nazionale a questione secondaria per i media e per gli elettori. Nel 2008 l’allora candidato repubblicano John McCain dovette fornire un’ampia e dettagliata documentazione clinica. All’epoca aveva 71 anni, vari problemi di salute – molti ereditati dagli anni di prigionia in Vietnam – e doveva confrontarsi con il giovane e prestante senatore dell’Illinois, Barack Obama. Per fare in modo che le insinuazioni sul suo stato di salute trovassero sfogo e si sgonfiassero, rese tutto pubblico e riuscì almeno a calmare la morbosa attenzione sulla sua salute.

Tempistica

Lunedì 26 settembre ci sarà il primo dei tre dibattiti televisivi in programma. I successivi avverranno nel giro di un paio di settimane l’uno dall’altro. Il secondo domenica 9 ottobre e poi il terzo, mercoledì 19 ottobre. In mezzo ci sarà anche il duello tra i vicepresidenti, in programma martedì 4 ottobre. Con un programma così serrato la Clinton dovrà affrontare uno stress intenso e un serie di appuntamenti che la metteranno a dura prova. Se fila tutto liscio, senza colpi di scena o clamorose gaffes, i dibattiti possono anche non cambiare il trend di una campagna elettorale. Ma se qualcosa dovesse andare storto, allora le conseguenze saranno serie. Già quando si è in ottima forma mantenere la lucidità necessaria sotto i riflettori per più di due ore e mezza significa mettere a dura prova il proprio fisico e la propria mente. Nel caso della candidata democratica l’impresa parte già in salita.

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