Ecco come il governo combatterà il caporalato. Con l’aiuto dei consumatori

Legalità
Braccianti

Cosa prevede la “Rete per il lavoro agricolo” attivata dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina

Tutelare i braccianti, scardinare le imprese malavitose che per anni hanno inquinato la produzione del Made in Italy, dare riconoscibilità a chi si distingue per la legalità coinvolgendo la grande distribuzione. Perché non si può morire nei campi. Perché un pomodoro, una mela, un arancia e ciò che ogni giorno consumiamo sulle nostre tavole non possono essere i frutti amari dello sfruttamento, del lavoro nero, della disumanità.

Viene da domandarsi come sia possibile che nel nostro paese fenomeni del genere siano stati tollerati fino ad ora. Come mai non si sia riusciti ad intervenire drasticamente. Eppure le stagioni dello sfruttamento sono quelle, i campi della raccolta sono visibili su Google Maps. Lo sfruttamento è all’aria aperta e non nei laboratori lager, nascosti in edifici anonimi delle periferie metropolitane.

La verità è che è stato tollerato troppo. Una tolleranza che si è manifestata nella scelta di non fare nulla di concreto per estirpare questa piaga. Certo singole iniziative sono state messe in campo, ma nulla è stato in grado di penetrare nelle storture della produzione agricola e mettere un freno all’abominio. Una responsabilità condivisa da tutti però. Quanto spesso acquistando si guarda solo al prezzo senza considerare ciò che c’è dietro la produzione a basso costo.

Finalmente però qualcosa si è mosso. Per la prima volta in Italia è stato istituito un sistema pubblico di certificazione etica del lavoro. Si chiama “Rete del lavoro agricolo di qualità”. Le imprese che aderiranno alla Rete ed entreranno nel circuito avranno la  certificazione della regolarità della loro produzione.

Un passo importantissimo perché coinvolge i diversi livelli di responsabilità in una squadra che affronta il problema di petto. Con la Rete, introdotta con il provvedimento Campolibero e operativa da febbraio, infatti  si è creato un coordinamento per il contrasto dello sfruttamento nel lavoro agricolo, avviato un percorso di semplificazione e istituita una certificazione delle aziende agricole in regola.

Della cabina di regia, presieduta dall’Inps, fanno parte le organizzazioni sindacali, le organizzazioni professionali agricole, insieme ai rappresentanti dei Ministeri delle Politiche agricole, del Lavoro e dell’Economia e della Conferenza delle Regioni. La rapida approvazione delle norme sul lavoro agricolo e sulla “Rete” contenute nel Collegato agricoltura, all’esame del Parlamento, permetteranno di rafforzare ulteriormente l’operatività di tale strumento contro questa piaga inaccettabile e drammatica.

Tra i primi effetti positivi la scelta di rivolgere i controlli alle aziende non aderenti: quelle che, con più probabilità, avendo deciso di non sottoporsi a tale certificazione, saranno le più coinvolte in gestioni irregolari. I controlli verranno effettuati  soprattutto dall’ispettorato repressioni frodi che dipende dal Ministero delle Politiche agricole.

Infine, l’ultimo passo ma il più importante: la riconoscibilità dei prodotti. Su questo arriva la spiegazione del Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina: “Non sarà un semplice bollino di natura burocratica, ma attesterà il percorso delle verifiche puntuali e preventive effettuate individuando e valorizzando le aziende virtuose. La Rete deve essere utilizzata anche dal sistema della grande distribuzione e dell’industria alimentare per le loro forniture. E potrà coinvolgere i cittadini-consumatori attraverso un logo diretto sui prodotti, in modo da essere riconoscibili anche sugli scaffali”.

Insomma il caporalato si sconfiggerà soprattutto facendo la spesa. E da quel momento la responsabilità sarà davvero di tutti noi consumatori.

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