E stavolta Scalfari dà ragione a Renzi

Europa
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L’editoriale di Scalfari ripropone oggi un tema fondamentale: il rapporto tra Renzi e l’asse franco-tedesco per un vero rilancio dell’Europa

Nella prima parte del suo editoriale di oggi su la Repubblica, Eugenio Scalfari commenta la rottura tra il premier italiano e l’Europa di stampo franco-tedesco. Fa bene Matteo Renzi a battere i pugni in Europa, sottolinea il fondatore del quotidiano guidato oggi da Mario Calabresi, perché “quell’europeismo al quale anche lui è approdato non riesce ad avanzare, anzi fa preoccupanti passi indietro”.

L’illusione di vedere un’Europa rafforzata, secondo Scalfari, è durata poco. “Questa strada è stata abbandonata da tutti, salvo che da Renzi” commenta. E sottolinea come il premier italiano, con la sua mossa, confermi il tentativo di costruire una sua politica europeista e un proprio ruolo che “allinei l’Italia ai grandi dell’Europa”.

Certo, mette in chiaro Scalfari, non sempre battere i pugni può essere considerato un buon metodo. Ha ragione, sottolinea, chi sostiene che non si debba fare in Italia: “Siamo una democrazia parlamentare e il Parlamento rappresenta il popolo sovrano, sia che abbia forme bicamerali o monocamerali. Ma in Europa è diverso: il Parlamento è formato da partiti eletti dai singoli Paesi e non dal popolo nella sua cittadinanza europea. La Confederazione – aggiunge – non ha fatto alcun passo avanti verso la Federazione”.

“Ecco perché – è la conclusione del suo ragionamento – la politica federalista di Renzi e i suoi pugni sul tavolo delle decisioni meritano di esser apprezzati”.

L’editoriale di Scalfari ripropone dunque un tema fondamentale per il rilancio dell’Europa. La gestione dei rapporti dell’Italia con l’asse franco-tedesco nei prossimi mesi, in vista dell’importante vertice di Roma 2017, quando nella Capitale si celebreranno i 60 anni della firma dei Trattati.

Nei piani di Palazzo Chigi, l’appuntamento di Roma sarà infatti un’ulteriore occasione per rilanciare un forte patto politico con l’obiettivo di integrare e rendere più democratica l’Europa. E di certo il premier non vorrà arrivare a quella data senza un documento condiviso da Germania e Francia. Per questo continuerà a battere i pugni sul tavolo ogni volta che le proposte italiane su crescita e integrazione verranno ostacolate.

Il punto fondamentale, per il premier, rimane esportare proposte politiche concrete in un’Europa sempre più in difficoltà, rompere l’argine dell’austerità e, soprattutto, dare un forte segnale politico per contenere il dilagare delle forze populiste. Anche perché il vento della demagogia continua a spirare in tutto il Vecchio continente, vedi l’ascesa di Alternative für Deutschland in Germania (il partito politico euroscettico della destra tedesca), l’avanzamento del Front National in Francia.

Forze contro le quali Merkel e Hollande sono concentrati in vista delle prossime elezioni politiche francesi e tedesche e che probabilmente rappresentano la vera causa di quel rallentamento sulle politiche migratorie oggetto dello scontro politico intrapreso proprio in queste ore dal premier italiano.

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