E Salvini dà l’aut aut a quel che resta di Forza Italia

Dal giornale
Il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini (D), con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni sul palco allestito in Piazza Maggiore a  Bologna, 8 novembre 2015. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

La Lega non digerisce l’astensione sulla sfiducia. Anche Meloni in cattedra

Il Carroccio detta l’ultimatum prima ancora che il ministro Boschi inizi i 18 minuti del discorso forse più importate della sua vita. «O Forza Italia vota con noi o salta il patto» dice Salvini da Mosca. Brunetta è nel banco a testa bassa a compulsare le ultime sul telefonino, Giorgetti – qualche fila più su – conferma che Forza Italia, cioè Berlusconi, ha deciso per l’astensione. I 5 Stelle ci provano ma non c’è partita: sbagliato avversario, terreno di gioco e tattica sul campo. Non solo: il sospetto dell’inciucio col Pd dopo la Consulta è un virus che corre sulla Rete. Dalla Tribuna stampa si vede bene tutto l’emiciclo. Ed è chiaro che anche Sinistra italiana taglia oggi quel ponticello di corda che la teneva unita al Pd.

Politicamente parlando Matteo Renzi ieri non ha giocato solo una partita di governo. Ha piazzato vincenti anche sul campo delle alleanze, a sinistra e a destra. Tra voto alla Consulta e mozione di sfiducia contro il ministro Boschi, c’è un risultato più evidente di altri: Forza Italia è frantumata e l’allenza di centrodestra – Berlusconi- Meloni-Salvini – traballa. Studiata a tavolino, pur tra mille rischi, o capitata a loro insaputa, la polverizzazione del centrodestra si materializza in poche e inaspettate mosse a partire dal fine settimana, quello della Leopolda offuscata dal caso banche. È domenica quando prende corpo l’intesa con i Cinque stelle che taglia fuori il candidato di Forza Italia Francesco Paolo Sisto. Avviene tutto sotto traccia. Coperto mediaticamente dal caso banche e nel momento in cui – l’attacco frontale dei grillini alla Boschi – nessuno se lo sarebbero aspettato. Eppure mercoledì sera si materializza nelle urne il sodalizio istituzionale Pd-M5S che issa alla Consulta i tre nuovi giudici.

Quello dell’attacco del capogruppo Brunetta a Renzi è solo una scusa. Forza Italia, dal 2013 orfana di ben tre diaspore – Ncd, i fittiani di Cor e, ultimo, Ala di Verdini – è fisicamente, oltre che poliitcamente, allo sbando. Berlusconi è durissimo: «Non esiste che il centro destra non abbia un suo rappresentante alla Corte Costituzionale». Ma così è. Anche la convivenza con Matteo (Salvini) e la Giorgia (Meloni) negli stessi giorni si complica. Nella cena del lunedì ad Arcore Silvio cerca di convincere Salvini che «la base del entrodestra in Italia vuole un leader moderato e non lepenista». Ma è difficile non rispondere alla sirene di Marine Le Pen che comunque in Francia, con i suoi argomenti così cari a Salvini, ha sfiorato il 28% dei consensi, un record. Il risultato è che il vassoio dei candidati del centro destra per le amministrative resta ancora vuoto. «E con un certo imbarazzo» diceva ieri un’azzurra della prima ora che confidava «il Natale più triste dal 2001»: lettera di licenziamento per 80 dipendenti, la sede del partito ridotta a poche stanze, Berlusconi che c’è e non c’è e forse non fa neppure il brindisi di Natale; 96 parlamentari, più che dimezzati rispetto al 2013. Alla vigilia del votazione sulla mozione di sfiducia circolano indiscrezioni su nuove partenze verso il gruppo Ala di Verdini.

Ieri mattina provvede Salvini, che pure sta a Mosca, a dare l’au aut all’alleato. «Se Forza Italia non voterà la fiducia al governo ci incazziamo e ci sarà da rivedere tutto, anche la coalizione per le amministrative» minaccia dalle Russie. Ricordando come «nel vertice di lunedì ad Arcore, abbiamo deciso di votare insieme tutte le mozioni, quelle individuali e quelle contro il governo». Ma Forza Italia non partecipa al voto. «Il governo ha molto da spiegare ma noi, in coerenza con la nostra storia – dice in aula l’azzurro Giorgetti – non facciamo uso politico delle mozioni di sfiducia personali. Invece il governo ha molto da spiegare, per questo voteremo al Senato la sfiducia al governo per chè qui è in gioco la fiducia dei risparmiatori».

Dopo il trionfo in aula del ministro Boschi, Fi e Lega presentano infatti, a doppia firma, la mozione a palazzo Madama. Si prmette di attaccare anche Giorgia Meloni con il suo 3% alza la voce: l’ultima chiamata per Forza Italia, avverte, «è la mozione di sfiducia al Senato». È un filo debole. Qualcuno prova a buttare giù Brunetta. Gira voce che abbia votato, contro il volere di Berlusconi, i filmati lo sostengono. La vicecapogruppo al Senato Anna Maria Bernini prova a cambiare gioco, va in Europa e punta il dito sulla «irrilevanza di Renzi a livello europeo». In serata c’è chi prova ad aggiustare col solito «clamoroso equivoco»: Salvini, dicono in Forza Italia, «si riferiva alla mozione contro il governo. È certo che la voteremo con la Lega». C’è chi promette che dopo le feste Berlusconi «sostituirà Brunetta e Romani». Ultima asticella per scongiurare di diventare un partito a trazione leghista.

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