E’ necessaria una legge contro il cyberbullismo

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Il suicidio di Tiziana Cantone e lo stupro della diciassettenne di Rimini impongono un’accelerazione dell’iter della legge per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo

Il suicidio di Tiziana Cantone, la giovane donna campana messa alla gogna per alcuni suoi video porno finiti sul web, e lo stupro di una diciassettenne di Rimini avvenuto nel bagno di una discoteca, filmato dalle sue amiche e diffuso su whatsapp, sono i due fatti di cronaca che in questi giorni stanno scuotendo l’opinione pubblica italiana.

Nell’era di internet, dei social network, dei programmi di messaggistica istantanea … i pericoli connessi alla mancata tutela della privacy sono altissimi. Un filmato inviato alle persone sbagliate, come è accaduto a Tiziana, oppure una serata in discoteca in compagnia di persone spregevoli, come è successo alla ragazza di Rimini, rischiano di trasformarsi in un vero e proprio incubo che attraverso i moderni canali della comunicazione può produrre degli effetti devastanti sulla vita delle persone.

Se nell’era della comunicazione analogica i rischi connessi alla lesione della privacy e al danneggiamento dell’immagine personale erano abbastanza circoscritti e controllabili, con l’avvento della comunicazione digitale tutto ciò è diventato più difficile e pertanto molto  pericoloso. In questi ultimi anni il numero delle comunicazioni  e delle interazioni si è moltiplicato a ritmi esponenziali.

Tentare di eliminare definitivamente un contenuto non gradito una volta pubblicato sul web o inviato ad un amico sul telefonino è estremamente complesso, per certi versi impossibile. Nel momento in cui decidiamo di condividere un contenuto in una qualsiasi rete ne perdiamo inevitabilmente il controllo.

Questo vale per tutti, giovani e adulti. Solo che spesso i ragazzi utilizzano le nuove tecnologie, in particolar modo lo smartphone, in maniera del tutto inconsapevole. La semplicità con la quale oggi è possibile scattare una foto, realizzare un video, scrivere un commento … e pubblicare tutto questo in rete rende la comunicazione sì più facile, ma allo stesso tempo più istintiva. Inoltre la mediazione di uno schermo e di una tastiera spesso fanno perdere all’utente il senso della realtà e della responsabilità delle proprie azioni. Allora in questi casi i rischi aumentano. Basti pensare che uno dei fenomeni più diffusi tra gli adolescenti è il cosiddetto sexting, ovvero la condivisione volontaria via cellulare, e a volte anche sui social, di contenuti a sfondo sessuale che hanno per protagonisti gli stessi utenti.

Ci sono poi casi in cui giovani e meno giovani a prescindere dalla loro volontà diventano vittime di violenze perpetrate attraverso i nuovi media. Si tratta del cyberbullismo e dell’hate speech, rispettivamente della diffusione di materiale volto a umiliare la vittima e dell’incitamento all’odio.

Difendersi da questi fenomeni è estremamente complicato non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche sul piano giudiziario. La stessa storia di Tiziana Catone lo dimostra. La giovane si era rivolta alla magistratura per arginare la spirale mediatica in cui era finita. Pur ottenendo una sentenza favorevole del giudice, che aveva ordinato alle controparti di rimuovere i video e alcuni contenuti offensivi, il web ha continuato ad essere pieno di pagine, video, commenti dedicati a lei. Tiziana, inoltre, era stata condannata al pagamento delle spese legali. Oltre il danno anche la beffa.

Le attuali norme a tutela della dignità della persona quasi mai riescono a garantire le vittime quando si tratta di reati commessi attraverso le reti digitali. La Complessità delle procedure e i tempi lunghi dei processi, infatti, non consentono di intervenire tempestivamente.

Ecco perché è necessaria una legge ad hoc su questi temi. Fino ad oggi le fonti normative alle quali si fa riferimento sono leggi nate nel secolo scorso, calibrate su mezzi e modelli di comunicazione tradizionali e pertanto inadeguate ad una realtà completamente cambiata.

Proprio in questi giorni è in discussione alla Camera un progetto di legge sul cyberbullismo a firma della senatrice del Pd Elena Ferraro. Concepito esclusivamente per tutelare i minori e calibrato più sul versante dell’educazione ad un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie, nel passaggio tra le due Camere e le Commissioni competenti è stato esteso anche ai maggiorenni, mentre è stata notevolmente accentuata la parte repressiva, tanto da essere ribattezzato da alcuni norma “ammazzaweb”.

Vediamola nel dettaglio.

Definizione di cyberbullismo

Il progetto definisce il reato di cyberbullismo come la «realizzazione, la pubblicazione e la diffusione on line attraverso la rete internet, chat-room, blog o forum, di immagini, registrazioni audio o video o altri contenuti multimediali, effettuate allo scopo di offendere l’onore, il decoro e la reputazione di una o più vittime, nonché il furto di identità e la sostituzione di persona operati mediante mezzi informatici e la rete telematica al fine di acquisire e manipolare dati personali, ovvero di pubblicare informazioni lesive dell’onore, del decoro e della reputazione della vittima».

Istanze per la rimozione

Il testo introduce modalità per l’oscuramento o la cancellazione dei contenuti ritenuti lesivi molto più immediate rispetto a quelle attuali, ma allo stesso tempo controverse. Chiunque può inoltrare tale istanza ai gestori dei siti, dei social network o dei servizi di messaggistica, nonché al Garante per la protezione dei dati personale. Quest’ultimo ha il compito di verificare l’operato dei gestori, che sono tenuti ad intervenire entro 24 ore dalla ricezione dell’istanza, e provvedere direttamente in caso di mancato intervento.

Secondo i critici questa procedura potrebbe facilmente trasformarsi in un pericoloso strumento di censura di contenuti sgraditi, ma che nulla hanno a che vedere col cyberbullismo o con la violazione della privacy. La legge, infatti, affida la prima valutazione dei contenuti ai gestori, i quali – questa è la preoccupazione principale – per non avere problemi di sorta potrebbero decidere di accogliere tutte le istanze in automatico.

Inoltre, c’è il problema della sostenibilità economica. Le risorse stanziate dalla legge sono poche e difficilmente potrebbero bastare al Garante per smaltire l’elevata mole di lavoro a cui è chiamato.

Carcere fino a 6 anni

Sanzioni severe per chi commette reati. La legge prevede la pena «della reclusione da uno a sei anni se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici. La stessa pena si applica se il fatto è commesso utilizzando tali strumenti mediante la sostituzione della propria all’altrui persona e l’invio di messaggi o la divulgazione di testi o immagini, ovvero mediante la diffusione di dati sensibili, immagini o informazioni private, carpiti attraverso artifici, raggiri o minacce o comunque detenuti, o ancora mediante la realizzazione o divulgazione di documenti contenenti la registrazione di fatti di violenza e di minaccia».

 

Prevenzione ed educazione nelle scuole

È questo uno degli aspetti centrali del progetto di legge. Per combattere il fenomeno del cyberbullismo è previsto un Piano di azione integrato che prevede: programmi di formazione ed educazione soprattutto rivolte ai giovani, mediante il coinvolgimento delle scuole e dei servizi socioeducativi, dei centri di aggregazione, ricreativi, ascolto e consulenza presenti nei territori, nonché campagne di informazione e sensibilizzazione attraverso i media.

La vera sfida, per chi ha pensato la legge, risiede proprio nella promozione di un uso consapevole e responsabile delle tecnologie della comunicazione da parte delle nuove generazioni. Tale piano dovrà essere predisposto da un tavolo tecnico istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e composto da soggetti istituzionali e della società civile, rappresentanti del mondo della scuola e degli studenti. Il piano sarà dotato di un codice di regolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, a cui devono attenersi gli operatori che forniscono servizi di social networking e gli altri operatori di internet.

Compito del tavolo, infine, è quello di realizzare un sistema di raccolta di dati finalizzato al monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni.

È questa la risposta che il Parlamento sta discutendo da più di un anno e che ha sicuramente bisogno delle giuste modifiche per fare in modo che il contrasto al cyberbullismo non sia messo in conflitto con l’altrettanto fondamentale principio della libertà di informazione. L’importante adesso è fare bene e fare presto per promuovere una maggiore coscienza e responsabilità delle proprie azioni, reprimere i reati e aiutare chi come Tiziana è entrato in questo vortice perverso e pericolo ad uscirne.

 

 

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