E’ morto Licio Gelli, “venerabile” burattinaio di mille misteri italiani

Politica
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È morto Licio Gelli. L’ex venerabile della loggia P2, 96 anni, è deceduto nella sua dimora di Villa Wanda a Arezzo.

Da “burattinaio” a “Belfagor”, ma anche “il venerabile”. Sono tanti gli appellativi con cui è stato chiamato Licio Gelli che è morto nella sua dimora, Villa Wanda, alle porte di Arezzo.

Gelli è deceduto poco dopo le 23 di ieri nella sua casa dove era rientrato dopo un recente ricovero in ospedale. Da due giorni le condizioni di salute di Licio Gelli erano fortemente peggiorate tanto da indurre la moglie Gabriela Vasile a ricoverarlo prima nella clinica pisana di San Rossore e poi riportarlo a Villa Wanda.

Oltre che alla vicenda della loggia P2 il nome di Licio Gelli, è legato a decine di inchieste giudiziarie e a vari lati oscuri della storia recente d’ Italia. Gelli è stato condannato per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, dopo essere stato detenuto in Svizzera e Francia e coinvolto in varie inchieste:il tentato golpe Borghese, strategia della tensione, crack Sindona, caso Calvi, scalata ai grandi gruppi editoriali, caso Moro, mafia, tangentopoli. dal tentato golpe Borghese a tangentopoli, dalla scalata a gruppi editoriali al caso Moro.

L’ex gran maestro della P2, è stato protagonista nella storia della prima e della seconda Repubblica  tra rapporti occulti con il potere, vicende giudiziarie, arresti, fughe e guai col fisco. Nato a Pistoia il 21 aprile 1919, a 18 anni si arruolò come volontario nelle “camicie nere” di Franco in Spagna. Fu fascista, ‘repubblichino’ e poi partigiano. Il 16 dicembre 1944 sposa Wanda Vannacci dalla quale ebbe quattro figli.

Dopo la guerra si trasferisce in Sardegna e in Argentina, dove si lega a Peron e Lopez Rega. Tornato in Italia comincia a lavorare nella fabbrica di materassi Permaflex e diventa direttore dello stabilimento di Frosinone. Poi diventa socio dei fratelli Lebole e proprietario dello stabilimento Gio.Le di Castiglion Fibocchi.

Nel 1963 Gelli si iscrive alla massoneria. Nel 1966 il Gran maestro Gamberini lo trasferisce alla loggia “Propaganda 2“, nata a fine Ottocento per permettere l’adesione riservata di personaggi pubblici. Nel 1975 si decide lo scioglimento della P2, che però grazie a Gelli, che da segretario diviene gran maestro, rinasce più forte e allarga i suoi tentacoli in ogni ramo del potere. Quando, il 17 marzo 1981, i giudici milanesi Turone e Colombo, indagando sul crack Sindona, arrivano alle liste, per il mondo politico italiano è un terremoto. Negli elenchi ci sono quasi mille nomi tra cui ministri, parlamentari, finanzieri come Michele Sindona e Roberto Calvi, editori, giornalisti, militari, capi dei servizi segreti, prefetti, questori, magistrati. C’e’ anche il nome di Berlusconi. La P2 risulta coinvolta direttamente o indirettamente in tutti i maggiori scandali degli ultimi trent’anni della storia italiana.

Il 22 maggio 1981 scatta il primo ordine di cattura, ma Gelli è irreperibile. Verrà arrestato a Ginevra il 13 settembre 1982. Rinchiuso nel carcere di Champ Dollon, evade il 10 agosto 1983. Il 21 settembre 1987 si costituisce a Ginevra. Torna a Champ Dollon, che lascia il 17 febbraio 1988 estradato in Italia.

L’ 11 aprile ottiene la liberta’ provvisoria per motivi di salute. Il 16 gennaio 1997 c’e’ un nuovo ordine di arresto, ma il ministero della Giustizia lo revoca: il reato di procacciamento di notizie riservate non era tra quelli per cui era stata concessa l’estradizione.

Il 22 aprile 1998 la Cassazione conferma la condanna a 12 anni per il Crack del Banco Ambrosiano. Il 4 maggio Gelli è di nuovo irreperibile: la fuga dura più di quattro mesi. Gli vengono concessi i domiciliari, che sconterà a Villa Wanda, la residenza dove è morto e che nell’ottobre 2013 gli venne sequestrata a conclusione di una indagine per un debito col fisco; ma pochi mesi dopo i reati andarono in prescrizione e la magione tornò in pieno possesso di Gelli, che comunque aveva nel frattempo potuto continuare a viverci.

Nell’aprile 2013 i pm di Palermo dell’inchiesta Stato-mafia lo hanno sentito per gli intrecci tra P2, servizi ed eversione.

 

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