È l’Europa del Nord a trainare le battaglie per le coppie di fatto

Diritti
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La Danimarca è il Paese più titolato a parlare di famiglia con leggi e finanziamenti

Protezione della famiglia e riconoscimento legale delle coppie omosessuali vanno di pari passo, almeno in Europa. Tra i 28 Stati membri dell’Ue oggi è la Danimarca il Paese più titolato a parlare di famiglia, quello dove è più facile fare un figlio, ottenere un sussidio, prendere un congedo di maternità o paternità, chiedere un part time o mandare un figlio all’asilo. Nel 2012 la spesa danese per il sostegno alle famiglie è stata pari al 4,2% del Pil, il tasso più alto dell’Ue.

La Danimarca è stato anche il primo Paese al mondo a introdurre nel 1989 una legge sulle unioni civili per il riconoscimento delle coppie omosessuali, seguita nel 2012 da una legge per la legalizzazione dei matrimoni fra persone dello stesso sesso. Un caso? Sovrapponendo la cronologia del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali nei Paesi europei con la classifica del welfare familiare si direbbe di no.

Lo studio

Nello studio “Politiche per la famiglia e diversità in Europa”, pubblicato nel 2014 e realizzato con fondi comunitari, si spiega che i Paesi nordici “forniscono un sostegno complessivo ai genitori che lavorano con bambini molto piccoli (meno di tre anni) attraverso una combinazione di accordi generosi sui congedi dopo la nascita di un figlio e servizi per l’infanzia ampiamente disponibili”, mentre “i Paesi dell’Europa meridionale sono caratterizzati da un sostegno limitato alle famiglie che lavorano e da una bassa spesa pubblica sia per sussidi familiari cash che per i servizi all’infanzia”. Allo stesso tempo i Paesi del Nord Europa sono stati i primi a riconoscere legalmente le coppie tra omosessuali. Dopo la Danimarca nel 1989 è arrivata l’Islanda nel 1991, la Norvegia nel 1993, la Svezia nel 1995 e l’Olanda nel 1998.

Il nuovo millennio

Nell’Europa continentale il riconoscimento delle coppie gay ha dovuto aspettare il nuovo millennio, a parte l’approvazione dei Pacs in Francia nel 1999. In Belgio le unioni civili sono arrivate nel 2000, in Germania nel 2001 e in Gran Bretagna nel 2005, mentre per buona parte dell’Europa meridionale o dell’est si tratta di battaglie molto recenti, già fatte o ancora da fare. Nello studio sul “Benessere delle famiglie nell’Europa del futuro”, commissionato da una serie di associazioni europee per la difesa della famiglia riunite nell’organizzazione Family Platform, si spiega che “le politiche per la famiglia dei Paesi nordici sono state pesantemente influenzate dalla Chiesa protestante e dai governi di sinistra” e questi “si sono gradualmente concentrati su parità di genere, conciliazione tra vita e lavoro, integrazione delle donne nel mercato del lavoro”.

unioni in UE

 

Le diverse influenze

Nella legislazione sulla materia “i Paesi nordici sono avanzati nel mettere la coabitazione sulle coppie sullo stesso livello del matrimonio” e nelle decadi recenti “sono aumentati anche i diritti delle coppie dello stesso sesso e delle loro famiglie, dandogli da molti punti di vista lo stesso status legale del matrimonio”. Insomma, per gli autori dello studio le politiche per la famiglia e i diritti delle coppie omosessuali sono il risultato dello stesso tipo di contesto politico-sociale. Nei Paesi mediterranei invece, si spiega nel testo, prevale l’influenza cattolica e un sistema che prevede un uomo che porta a casa i soldi e una donna che si prende cura dei figli. Le politiche per la famiglia, in cui rientrano anche le normative sul riconoscimento delle coppie omosessuali, “sono parte di un contesto politico più largo – si legge – che è in genere piuttosto normativo e altamente ideologico: le politiche per la famiglia sono legate a delle assunzioni di base su quello che è la famiglia o quello che dovrebbe essere”.

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