E la Turchia accusa gli Stati Uniti. Kerry: “Affermazioni false e nocive”

Turchia
(ANSA/AP Photo/Selahattin Sevi, File)

Il predicatore Fethullah Gulen, in esilio negli Usa, accusa Ankara di aver organizzato un finto golpe per rafforzare il potere

Dopo il fallito golpe in cui sono morte 265 persone, ora per Erdogan è il momento della resa dei conti anche se inizia a diventare sempre più forte l’ipotesi di un finto colpo di Stato deciso dallo stesso capo dell’esecutivo turco per rafforzare il proprio potere. E magari cambiare la Costituzione in senso presidenziale.

Nel frattempo si fanno tesi i rapporti diplomatici tra gli Usa e la Turchia, soprattutto perché quello che secondo il governo turco sarebbe l’istigatore del golpe di venerdì si trova proprio in esilio negli Stati Uniti.

Il predicatore Fethullah Gulen, che si trova negli Usa dal 1999 (attualmente in Pennsylavania), ha negato però qualsiasi sua implicazione in un’intervista al New York Times. Anche secondo Gulen è stato lo stesso Erdogan a organizzare un finto colpo di Stato: “Tutto ciò potrebbe essere stato organizzato dall’opposizione o dai nazionalisti – ha detto al quotidiano statunitense -. Vivo lontano dalla Turchia da 30 anni e non sono stato io. Alcuni leader organizzano dei falsi attentati suicidi per rafforzare il loro potere, e questa gente ha questo tipo di scenario in testa”.

Gli Usa, nel frattempo, rifiutano ogni accusa di sostegno al golpe militare: il segretario di stato americano John Kerry ha parlato con il suo omologo turco Mevlut Cavusoglu per il secondo giorno consecutivo e ha confermato il sostegno americano alla Turchia. Sostegno che si concretizzerà, ha assicurato Kerry, nell’aiuto ad Ankara nelle indagini sui fatti di venerdì. Ma gli Usa chiedono alla Turchia prove dell’eventuale implicazione di Gulen nel fallito golpe e Kerry, parlando con Cavusoglu, “gli ha fatto capire bene che le insinuazioni o affermazioni pubbliche a proposito del ruolo che gli Stati uniti avrebbero potuto avere nel tentativo abortito di colpo di Stato sono assolutamente false e nocive per le relazioni bilaterali”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato John Kirby.

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