E’ il momento di Albania-Svizzera: il derby dei fratelli Xhaka

Euro 2016
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Taulant e Granit Xhaka scendono in campo per questi europei con due casacche diverse: la loro storia

Quella dei fratelli Kevin-Prince e Jerome Boateng è una vicenda calcistica e familiare che ha fatto storia. Il primo ha scelto di giocare per il Ghana, il secondo per la Germania. E per ben due volte, ai campionati del mondo, si sono sfidati. Nel 2010 vinse la rappresentativa tedesca per uno a zero. Nel 2014 fu pari. Due a due.

Nel secondo giorno di Euro 2016, toccherà ai fratelli Taulant e Granit Xhaka scendere in campo con due casacche diverse. Non si tratta dei mondiali, ma è pur sempre una competizione calcistica di massimo livello. Ed è per questo motivo che il loro incrocio di lame fa già notizia da tempo. Taulant è un roccioso difensore del Basilea, e milita nell’Albania. Granit gioca per la Svizzera. È un centrocampista di grande spessore, e lo dicono anche i 40 milioni che l’Arsenal ha da poco sborsato per comprarlo dal Borussia Moenchengladbach.

La sfida tra gli Xhaka è persino più particolare di quella tra i Boateng. E non solo perché il loro legame di sangue è più forte, essendo figli dello stesso padre e della stessa madre (i Boateng hanno invece madri diverse). Vestono infatti le maglie di due nazionali diverse dal paese da cui i loro genitori sono venuti: il Kosovo.

È bene partire proprio da qui, dal piccolo stato balcanico, per riannodare i fili di questa storia. Ragip e Elmaze Xhaka, il papà e la mamma dei due calciatori, lo abbandonarono nel 1989. Quello fu un anno cruciale, per il Kosovo e per la Jugoslavia. Segnò l’irreversibile svolta nazionalista della Serbia e l’ascesa al potere di Slobodan Milosevic. Tutto cominciò proprio dal Kosovo. Lì, con una macchinazione spregiudicata e cinica, Milosevic mise contro i serbi e gli albanesi in un momento già caratterizzato da difficoltà nella gestione degli equilibri di potere. E facendo leva su questo conquistò rapidamente il potere in Serbia, cercando di dettare i tempi della politica anche a livello jugoslavo. Il resto si sa.

Gli Xhaka, capita l’aria che tirava, decisero di andarsene. Trovarono asilo in Svizzera, a Basilea, insediandosi nel quartiere di Kleinbasel. Un tempo operaio, ha visto crescere nel corso del tempo il numero di immigrati. È lì che i fratelli Xhaka hanno iniziato a tirare calci al pallone.

Crescendo si sono affermati. Granit è sbocciato presto. Nel 2011, a diciannove anni, è stato convocato per la prima volta in nazionale. A Taulant, di due anni maggiore, c’è voluto un po’ di più. Però oggi è considerato un difensore affidabile.

A differenza del fratello, tuttavia, non ha mai indossato la maglia della nazionale maggiore. Se lo avesse fatto, la storia degli Xhaka sarebbe stata simile, se non tale e quale, a quella dei fratelli Murat Hakan e Yakin, difensore e attaccante, figli di immigrati (turchi), ragazzi di Kleinbasel divenuti nazionali svizzeri. Una storia moderna di calcio e integrazione.

Ma no, per gli Xhaka non è andata così. Taulant si è fermato all’Under 21. La nazionale maggiore non lo ha mai chiamato, e lui a un certo punto ha scelto l’Albania di Gianni De Biasi, alla ricerca di buoni giocatori tra la diaspora, non solo strettamente albanese (come Taulant Xhaka ci sono altri calciatori con radici kosovare). Ne ha ottenuto la cittadinanza e ha esordito il 7 settembre del 2014, aiutando i suoi nuovi compagni di squadra a battere fuori casa il Portogallo, nella prima gara delle qualificazioni a Euro 2016. Tutti pensavano che quella vittoria fosse un incidente della storia, invece è stata il primo passo verso la storica partecipazione agli europei.

Un altro momento chiave è stata la zuffa di Belgrado, il mese successivo, causata dalla planata in campo di una bandiera della “Grande Albania”, la potenziale nazione balcanica fatta da tutte le terre della regione dove gli albanesi sono maggioranza. Una provocazione in piena regola. Xhaka è stato uno dei protagonisti della rissa (Granit lo ha plaudito via social). Partita sospesa e poi assegnata a tavolino all’Albania. Tre punti che alla fine hanno fatto la differenza, permettendo agli uomini di De Biasi di staccare il biglietto per la Francia.

Ed eccoci a Svizzera-Albania e allo scontro tra fratelli. Granit e Taulant sentono molto la partita e forse sono infastiditi da tutta questa attenzione mediatica, dovuta non solo al match di sabato, ma anche alle speculazioni che li vogliono entrambi pronti a dire sì all’eventuale chiamata del Kosovo, la terra dei loro genitori, la cui nazionale è stata appena ammessa a Fifa e Uefa. È per via di questo sentirsi sotto pressione che nei giorni scorsi i due fratelli hanno convocato a Zurigo una conferenza stampa congiunta, in cui hanno detto di volersi un gran bene, ma di essere anche dei professionisti, per cui entrambi daranno il massimo per le rispettive nazionali. Taulant ha anche spiegato che l’Albania non è per lui una scelta di solo cuore. È stata motivata dal fatto che la Svizzera non lo aveva mai chiamato, e lui aveva voglia di giocare per una nazionale.

Ha poi fatto sapere come si tiferà in famiglia. Il padre sosterrà entrambi i figli, ed entrambe le squadre: 50-50. La madre, al contrario, sarà al 100% con la Svizzera. È lo stato che gli ha dato libertà e benessere economico. E anche due figli che sanno come tirar calci al pallone, volendo chiosare.

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