È il giorno dei “conti” tra i dem. Renzi non abbassa i toni, la minoranza si organizza

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Il presidente del consiglio Matteo Renzi in diretta streaming seguito dai giornalisti durante la direzione del Pd, Roma, 07 agosto 2015. ANSA/ ANGELO CARCONI

Alle 18 la riunione della Direzione. Alleanze e referendum i temi più caldi, ma sullo sfondo restano fratture che appaiono insanabili

AGGIORNAMENTO – La Direzione è stata rinviata al 4 aprile: qui l’annuncio del Pd

Se qualcuno si augurava che il clima nel Pd si sarebbe rasserenato in vista della Direzione, nel fine settimana è stato smentito da un uno-due micidiale. L’intervista di Enrico Letta al Corriere sabato e l’intervento di Matteo Renzi al congresso dei Giovani dem ieri hanno fatto capire che da una parte e dall’altra cresce la voglia di mettere in chiaro le cose. Con quali conseguenze? Quasi certamente nessuna nell’immediato. Se non quella di indebolire le campagne elettorali dei candidati dem nei comuni.

Il “domani facciamo i conti” pronunciato ieri dal premier è accolto con pungente ironia dalla minoranza, che oggi riunirà le sue anime più intransigenti (quelle guidate da Speranza e Cuperlo) prima dell’inizio della Direzione.

 

“Renzi ricordi che, da sempre, un segretario convoca la direzione del suo partito anche per ascoltare le ragioni della minoranza e per ricercare una sintesi unitaria, a maggior ragione alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali”, è l’ammonimento di un altro dei più recenti frontman di Sinistra riformista, Federico Fornaro.

Il dubbio, però, è che ormai nel Pd lo scontro sia andato ormai troppo oltre per poter sperare di fermarlo. Non basterà la linea più soft sul referendum sulle trivelle preannunciata ieri da Renzi, dopo le proteste dei giorni scorsi per l’invito all’astensione, ma anche per la mancanza di una decisione formale presa dagli organismi dirigenti. “Chiunque può fare quel che vuole – ha detto il premier – ma non fatevi prendere in giro”, ricordando che il Sì fermerebbe solo gli impianti già funzionanti, perché la legge già vieta la costruzione di nuove piattaforme al di qua delle 12 miglia dalla costa.

Al di là del merito dei singoli temi, infatti, la frattura arriva in profondità, fino alle basi stesse di questo governo, alla sua riforma costituzionale (la vera resa dei conti, a detta di tutti, sarà infatti il referendum di ottobre), alla guida del partito. Renzi continua a ricordare che la non-vittoria del 2013 ha determinato la situazione attuale (“Un metodo infallibile per non avere in maggioranza Alfano e Verdini è vincere le elezioni, cosa che nel 2013 non è accaduta. Sembra si siano svegliati tutti insieme, ma Alfano e Verdini hanno votato la fiducia anche a Letta e Monti”), mentre la minoranza – Bersani in testa – rivendica i voti che hanno portato, seppur indirettamente, l’attuale premier a palazzo Chigi. Renzi vede nell’entrata in vigore della riforma Boschi un passaggio fondamentale non solo per il proprio progetto politico, ma per la stessa modernizzazione del Paese, mentre la minoranza – dopo aver dato battaglia in parlamento – mostra sempre più ogni giorno che passa di pendere per il No al Referendum. Renzi rivendica l’identificazione tra premier e leader del partito e si prepara a presentare (dopo una lunga discussione che ha coinvolto tutte le anime interne) una proposta di riforma dell’organizzazione interna, che dovrebbe essere approvata dalla prossima assemblea nazionale, mentre la minoranza punta a riconquistare la guida del Pd proprio per separare formalmente e definitivamente i due ruoli e condizionare così liste elettorali e attività dell’esecutivo.

Saranno questi – chissà quanto espliciti o quanto invece sullo sfondo – i temi veri della Direzione. Difficile che si possano risolvere in una discussione di qualche ora in diretta streaming. D’altra parte, quasi mai riunioni come questa hanno portato esiti definitivi negli equilibri interni o del Paese (l’eccezione più eclatante fu proprio il voto che ‘sfiduciò’ a stragrande maggioranza Letta). Ma da stasera forse si capirà più chiaramente se il Pd scivolerà verso un clima di scontro permanenente, o se maggioranza e minoranza tireranno il freno a mano in vista del voto nei comuni. Almeno per questo, quella di stasera sembra essere l’ultima chiamata.

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