“Non dipende più da me, ma da noi. Proviamoci”, Matteo Renzi chiude la Leopolda

Leopolda 2016

La cronaca della giornata conclusiva della settima edizione della Leopolda

INVIATO A FIRENZE – Si conclude la tre giorni della Leopolda e si conclude come sempre con il discorso che tutti attendevano, quello di Matteo Renzi. L’aveva detto, voleva levarsi dei sassolini dalle scarpe e qualcuno, in effetti, se l’è tolto. Non ha affondato il colpo, ma ha voluto prendere le distanze da quei leader del No, compresi quelli del suo partito. Una compagine molto eterogenea che va da D’Alema a Salvini e che se “messi nella stessa sala per trovare un’idea comune non escono più”. I convitati di pietra di questa Leopolda sono stati D’Alema e Bersani, il primo spesso nominato, e anche fischiato, il secondo invisibile. Di Bersani non si è parlato direttamente alla stazione fiorentina, il suo nome non si è ascoltato, ma i messaggi rivolti a lui sono stati molti.

A prevalere è stato comunque il messaggio del cambiamento, l’idea che il referendum del 4 dicembre è uno snodo cruciale per scegliere tra una generazione che vuole guardare al futuro e una che “vuole solo tornare in pista”. Con due passaggi chiave: la Leopolda non finisce qui, comunque vada il referendum, anzi Renzi ha già annunciato le date del prossimo anno; i sondaggi contano poco e, come successe alle Europee del 2014, possono essere capovolti.


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“Cosa dobbiamo fare lo sanno perfettamente gli italiani: cambiare per affrontare le sfide globali. Adesso non dipende più da me, ma da noi”.

“Dalla Leopolda io vi dico proviamoci, non lasciamo il futuro nelle mani di chi vuole frenare. Quando ci dicono voi siete l’Italia proviamolo un moto d’orgoglio”.

“Quando abbiamo incontrato Barack Obama e sua moglie c’è una cosa che mi ha colpito del suo pensiero: ‘L’Europa è a un bivio e voi siete importanti perché siete l’Italia’, il presidente Obama nell’ultima sua cena di stato che ha deciso di fare con il nostro Paese, non con me, ci ha voluto dire voi siete l’Italia”

“Abbiamo 28 giorni potenzialmente meravigliosi: a voi la scelta se essere spettatori, leoni da tastiera che poi non riescono a guardarti negli occhi, ogni riferimento a Marco Travaglio è puramente casuale, o protagonisti. Se pensare che fare politica sia fare zapping, fatelo, io non voglio cambiare canale, voglio cambiare il Paese”.

“Nel 2014 i sondaggi dicevano Renzi e Grillo alla pari, ci si domandava che succederà al Governo visto l’imminente sorpasso. Tutti sappiamo com’è finita, noi il 40 loro al 20 e il sorpasso è rimasto solo un magnifico film”.

“Oggi per la prima volta c’è l’occasione di abbattere i privilegi della casta, se non vince il Sì non c’è il ritenta, non ci sarà una nuova occasione”

“Una parte del nostro partito, quelli che 18 anni fa hanno decretato la fine dell’Ulivo perché non erano loro al comando, gli stessi che oggi vogliono decretare la fine del Pd perché hanno perso un Congresso. Bernie Sanders ora sta facendo campagna per Hillary, questo andrebbe spiegato ai sostenitori della ditta quando comandano loro”

“Gli 80 euro sono la prima manovra di ridistribuzione del reddito e di sinistra mai fatta, ed è in vigore da due anni e mezzo. Questa idea è nata 6 anni fa alla Leopolda”.

“Chi era che diceva ‘Con la cultura non si mangia’? Uno dei leader del No, per noi con la cultura si cresce, si crea lavoro. Per noi la cultura sono i 3 milioni di visitatori a Pompei, le tante persone in coda per vedere la Reggia di Caserta”

“E’ un’Italia che guarda all’Europa o un’Italia che guarda a una classe politica che ha già fallito e che fallirà ancora”.

“Tra due giorni avremo un nuovo presidente degli Stati Uniti, io mi auguro che sia una donna”.

“Quelli del No se li chiudi in una stanza per partorire una idea comune non escono più. Cosa hanno in comune quelli che sostengono l’uscita dall’Euro e quelli che sostengono l’austerity”.

“C’è gente che ha votato 6 volte Sì, tra Aula e commissione, e ora è il capo del No nel suo partito, mi riferisco a Renato Schifani. Poi c’è lo statista della lega, non mi riferisco a quello che si mette le magliette della polizia per sembrare dalla loro parte anche se con il suo partito ha bloccato gli stipendi delle forze dell’ordine per 7 anni, mi riferisco a l’altro statista che dopo aver fatto la legge elettorale ha detto ‘E’ una porcata'”

“Massimo D’Alema dice che lui l’avrebbe fatta meglio, perché non l’hai fatta te allora? Ne hai avuto l’occasione. Silvio Berlusconi ha detto che questa riforma rischia di creare un uomo solo al comando, lui che aveva fatto una riforma che il Presidente del Consiglio poteva sciogliere le Camere, noi che non abbiamo aumentato i poteri del premier. Noi saremo quelli della dittatura, non l’ha detto Grillo che ha detto che non l’ha studiata, se l’è fatta spiegare da Di Maio che non l’ha capita”.

“I leader del No, non vogliono difendere la Costituzione ma la loro posizione, perché sanno che il 4 dicembre è l’ultima occasione per tornare in pista”.

“Quando si dice di voler difendere la Costituzione e s’incappuccia e si scaglia un cartello stradale contro le forze dell’ordine non si difende, ma s’insulta la Costituzione. Se volevate venire alla Leopolda basta mandare una mail, basta iscriversi, non c’è bisogno di lanciare sassi. Il prossimo anno sarà dal 20 al 22 ottobre segnatevi le date per tempo. Se da piazza San Marco si gira per via Cavour non si vuole venire alla Leopolda, non serve Tuttocittà per capirlo, si vuole sfasciare la città e noi questo non lo permettiamo”.

“Noi abbiamo un’unica possibilità, ed è quello di recuperare la cosa più bella della politica, andare in contro alla gente e spiegargli questa riforma, chiedergli se vogliono scegliere il futuro o il passato, l’innovazione o la conservazione”.

“Se non fai le cose non sei in grado d’incidere sul futuro delle persone. Siamo ad un punto cruciale che è un derby tra la rabbia e la proposta, tra la nostalgia e il domani”.

“Noi stiamo restituendo all’Italia ciò che merita, ma per farlo abbiamo dovuto sostituire un gruppo dirigente che ci aveva governato fino ad allora”.

“Noi alla Leopolda abbiamo sempre parlato di futuro, ma non ci siamo accorti che parte di quel futuro l’abbiamo già realizzato. Se oggi molti quarantenni amministrano le città, non solo nel nostro partito, è perché qui abbiamo detto che non ci rassegnavamo a rispettare la fila. Certo non è l’età a garantire la buona politica, alcuni giovani sindaci sanno dire solo No”.

“Noi siamo quel governo che dice ai sindaci di ricominciare a fare progettazione per l’edilizia scolastica, tornate a progettare scuole perché le spese non saranno conteggiate nel patto di stabilità che piaccia o non piaccia ai burocrati di Bruxelles, perché i nostri figli valgono più dei bilanci”.

“Quello che serve dopo questo terremoto è l’idea che le prossime generazioni potranno vivere in case più sicure, andare a scuola ed essere al sicuro, è questo il senso della buona politica, guardare al futuro. Magari non porterà voti,non ne vedremo i risultati, ma è la cosa giusta da fare. Quando va giù la chiesa di San Benedetto a Norcia è normale che va ricostruita”.

“Qualche vignettista si dovrebbe rendere conto che con quella vignetta non offende noi, ma tutti quelli che non hanno più niente”.

“Il pensiero non solo della Leopolda ma di tutti gli italiani deve andare a tutti coloro che sono stati coinvolti nel terremoto del centro Italia. Va bene dire che siamo al loro fianco, va bene dire che lo stato c’è, noi che crediamo nell’Italia non dobbiamo solo ricostruire, ma dobbiamo costruire una diversa filosofia dell’Italia”.

“Sono molto felice per questa Leopolda, è stata sorprendente non solo per il Richetti cerimoniere, ma soprattutto perché nonostante sia una manifestazione organizzata da un partito di governo è riuscita ad entusiasmare”

Ritorna la corrente e Matteo Renzi inizia il suo intervento.


 

Finiscono gli interventi, sale sul palco Matteo Renzi, ma nel momento in cui il premier deve prendere la parola un blackout fa calare la Leopolda nell’oscurità.

E’ il momento di Giulio Del Balzo, che si sofferma sull’importanza di un futuro collegato all’Unione europea per i giovani, quindi sul palco Claudia Conte, architetto e prossima mamma, e Veronique Orofino, mamma da 48 giorni. Entrambe raccontano l’esigenza del rinnovamento per i propri figli, anche grazie alla riforma costituzionale.

Sul palco Massimo Recalcati: “Il Sì non altera, non profana i principi della nostra Costituzione. Non li altera perché resta fedele a quei principi, perché solo innovandola si resta fedele ai suoi principi. Vedo nella sinistra del No 3 sintomi: 1) La paura del cambiamento: Matteo Renzi per loro è il nemico assoluto, perché rappresenta il cambiamento, per loro l’immobilismo è la condizione migliore. 2) Il fascino masochista per il No: Per loro la sinistra è di lotta, ma Berlinguer ci ha insegnato che senza il governo la sinistra è solo distruzione, mentre la sinistra dovrebbe essere costruzione. 3) Il paternalismo: dicono sono ragazzi, non sanno scrivere, è la sindrome del padre che continua a dare lezione ai figli e non li ascolta, quei padri che non vogliono che i figli progrediscano. Matteo Renzi ha avuto il merito di riportare nell’alveo democratico molti giovani, che da anni finiscono nelle mani dei populisti”.

E’ il turno di Lorenzo Musotto, volontario per il Sì a Milano: “Ho 22 anni e mi sono avvicinato alla politica da un anno con il progetto del Pd Milano di ‘Bella ciao Milano’, le magliette gialle. Poi con la campagna che ha portato Beppe Sala a Palazzo Marini. Io vengo da un quartiere periferico dove la politica non interessa molto ai giovani e molti mi chiedono ‘Ma cosa pensi di cambiare?’ per me fare politica, buona politica è l’unico modo per cambiare le cose, e il Sì al Referendum è un passaggio fondamentale per determinare il mio futuro”.

Sale sul palco il premio Strega 2011 Edoardo Nesi: “Nella sfida del 4 dicembre da una parte c’è il progresso, dall’altra la conservazione. Non c’è niente di male ad essere conservatori, ogni tanto sono anch’io conservatore quando credo nella scienza piuttosto che alle scie chimiche. E’ molto facile dire che si vuole il cambiamento e mantenere la conservazione, vestirsi da innovatori ed essere conservatori, dire di non essere contro il cambiamento, ma contro questo cambiamento”.

Sul palco della Leopolda il presidente della regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini: “Io vengo da una terra che ha saputo diventare uno dei luoghi con la qualità della vita migliore d’Europa partendo da una situazione in cui si era una delle terre con una qualità della vita peggiore. L’abbiamo fatto con il coraggio, il riformismo e la visione del futuro. Ecco chi è in dubbio oggi dovrebbe guardare alla storia della mia terra. Noi per primi abbiamo diminuito le indennità dei consiglieri regionali, non siamo degli eroi abbiamo fatto in anticipo quello che c’è scritto nella riforma costituzionale fatta da questo governo. Dobbiamo votare Sì per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli”.

E’ il momento di Oscar Farinetti: “So che vinceremo perché abbiamo voglia di vincere e la voglia di vincere ci farà vincere non per noi, ma per il Paese. Quando si fa una scelta la si fa in funzione di quello che succederà dopo: se vince il No prenderanno piede gli estremisti. Se vinceranno i Sì prevarranno i più moderati e noi potremo dialogare anche con persone che la pensano in maniera differente da noi senza dover urlare”.

Sale sul palco Silvia Del Riccio, futura mamma di Alice che legge una lettera “scritta” dalla nascitura.

Sale sul palco per parlare di futuro un papà, il sindaco di Prato Matteo Biffoni: “Nel 2010 ero qui con molta speranza e molte idee, nel corso di questi anni molti di noi hanno avuto ruoli pubblici e quelle idee sono diventate realtà. Questa riforma porterà un pezzo di futuro che chiedevamo fin dal 2010. L’Italia che ci piace è quella che porta in fondo le proprie idee con coerenza, un’Italia che ha coraggio, la stessa che salva migliaia di migranti, la stessa che ricostruirà i paesi colpiti dal terremoto, la stessa che il 4 dicembre ci consegnerà il futuro sperato”.

Alla Leopolda arriva anche il Brunelleschi della serie tv sui Medici, Alessandro Preziosi: “Interpretando Brunelleschi ho capito quanto scetticismo ha dovuto affrontare. Quando si fa qualcosa di geniale, qualcosa fuori dalla comprensione, qualcosa d’innovativo si va sempre incontro allo scetticismo, è il destino degli innovatori. L’arte riesce a rendere possibile quello che sembra impossibile, la politica dovrebbe fare lo stesso, per fare questo bisogna comprendere le ragioni dell’altro. Auguro al presidente Renzi e ai suoi ministri di comprendere sempre le ragioni degli altri per rafforzare le proprie”.

Sale sul palco Patrizia Asproni, ex presidente Fondazione Torino Musei: “Spesso sento definire la cultura come oro o come petrolio. Ma la cultura è come l’acqua della mente, è quella sostanza senza la quale non c’è la vita. E come l’acqua deve esser di tutti, sostenibile e accessibile a tutti. Io dico Sì a questa riforma e per dire Sì al futuro e alla cultura.”

E’ il momento del lavoro con il segretario della Fim Cisl, Marco Bentivogli: “Non sono del Pd, ma sono qui per dirvi che non c’è solo un sindacato ideologico, non c’è solo un sindacato che non vuole guardare al futuro, c’è anche un sindacato che vuole il cambiamento. Noi vogliamo arginare il saccheggio populista del movimento operaio, quella storia è troppo importante per cederla ai populisti. Si può fare a meno di una parte di sindacato, quella parte che ha confuso i diritti con l’abuso dei diritti, che ha confuso il diritto di sciopero con l’abuso al diritto di sciopero. Il sindacato deve fare il sindacato, non politica. Deve rappresentare i lavoratori, non gli interessi personali di futuri leader politici”. L’intervento di Bentivogli è stato molte volte interrotto dagli applausi del platea che ha dimostrato di apprezzare molto le sue parole.

Sale sul palco Veronica Catania, storica frequentatrice della Leopolda e mamma di Clio: “Ho scelto di votare Sì perché voglio un sistema sanitario equo, giusto e unico, per le mie figlie quella che porto in grembo e quella già nata”.

Il sindaco di Bari: “Se votiamo No il giorno dopo non troveremo qualcuno che farà meglio la riforma, non avremo una riforma per anni, per questo voterò Sì, per il futuro dei miei figli”.

Dopo Andrea Occhipinti è nuovamente il turno di un sindaco, il presidente dell’Anci Antonio Decaro: “I sindaci non chiedono ai cittadini chi hanno votato, i sindaci risolvono i problemi dei cittadini. Io da presidente dei sindaci non ho chiesto la provenienza politica dei sindaci di Camerino o Visso che mi chiedevano di aiutarli a ricostruire, oppure la provenienza politica del sindaco di Porto Sant’Elpidio che ora fa il doppio sindaco per i suoi cittadini e per gli sfollati che ha accolto nella sua città. Quando parliamo di accoglienza e integrazione dovremmo ispirarci al sindaco di Riace. Io i sindaci li rispetto tutti, quelli che voteranno Sì e quelli che voteranno No. Io voterò Sì per un Paese migliore, più veloce e più giusto”.

Si parla di cinema con Andrea Occhipinti: “Quando è stata approvata la legge sul cinema ero a Los Angeles e ho iniziato a raccontare agli americani questa legge e loro erano entusiasti, mi dicevano ‘L’Italia si sta muovendo, finalmente avete fatto qualcosa per l’industria cinematografica’. Ripeto ero a Los Angeles, la capitale mondiale del cinema, un’industria in attivo che produce utili e impiega numerose persone”.

Giorgio Gori: “La politica è discutere, decidere, fare. Se discuti decidi e non fai c’è un problema. L’Italia non si può permettere di impiegare 563 giorni per approvare un provvedimento. Quanto ci è costata l’anarchia delle politiche energetiche, quanto è costata la frammentazione delle politiche turistiche, è ora di avere una politica unica per tutte le regioni su alcuni temi chiave. Il 4 dicembre facciamo fare un salto nel futuro a questo Paese, facciamo vincere il Sì”.

Matteo Richetti apre la terza e ultima giornata della Leopolda e ricorda che ieri era l’anniversario della morte di Giorgio La Pira, che è stato sindaco di Firenze e chiama sul palco Giorgio Gori che farà il primo intervento della giornata.

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