Dylan come Sartre? Mistero sulla sua presenza a Stoccolma per ritirare il Nobel

Cultura
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L’Accademia svedese non è ancora riuscita a contattarlo

Bob Dylan sa di aver ricevuto il premio Nobel per la letteratura? Certamente sì. Ma non è stata l’Accademia svedese a informarlo: il cancelliere dell’Accademia ha dichiarato di aver raggiunto l’agente e l’organizzatore del suo tour, ma di non essere riuscito a parlare direttamente con lui.

L’artista non ha finora fatto sapere nulla, non ha commentato, niente di niente. E’ uno sgarbo, ma non c’è niente da fare: è’ il suo stile. Dylan è Dylan. Non è come nessun altro.

Ha proseguito ieri il suo neverending tour che va avanti da trent’anni suonando a Las Vegas ma a quanto pare è come se il Nobel non l’avesse mai ricevuto.

Huffngton post Italia scrive che una fonte vicina al cantante contattata dal Washington Post riferisce che “Dylan non ha fatto alcun accenno al premio per tutta la giornata”. Secondo Bob Neuwirth, amico di Bob Dylan, “potrebbe anche non ringraziare mai”.

Legittimo dunque l’interrogativo se il 10 dicembre, quando dovrebbe ricevere il Nobel dalle mani del re a Stoccolma, Dylan andrà a prendere il prestigioso premio oppure no.

Se non dovesse andare non crediamo che sarebbe per un motivo “politico”. Ma per il suo carattere. Che va oltre l’impossibilità di una definizione: chiuso, umbratile, misterioso, tutti aggettivi che non rendono appieno la personalità unica del menestrello di Duluth.

Il rifiuto politico del Nobel che fece scalpore fu quello di Jean Paul Sartre nel 1964. Il filosofo esistenzialista non andò a Stoccolma per protestare contro un uso “propagandistico” della figura di un intellettuale: era una metafora della più complessiva contestazione che Sartre – di lì a poco icona del Maggio francese – del sistema capitalistico.

Ecco le parole che l’autore della Nausea scrisse per motivare il suo gesto: “Le ragioni per cui ho rinunciato al premio non riguardano l’Accademia svedese, né il premio Nobel in sé, come ho spiegato nella mia lettera all’Accademia dove ho richiamato due tipi di motivazioni: personali e obiettive.

Le ragioni personali sono le seguenti: il mio rifiuto non è un atto di improvvisazione. Ho sempre declinato gli onori ufficiali. Quando nel Dopoguerra, nel 1945, mi è stata proposta la Legione d’Onore, ho rifiutato malgrado avessi degli amici al governo. Ugualmente non ho mai desiderato entrare al Collège de France, come mi è stato suggerito da qualche amico. (…) Lo scrittore deve rifiutare di lasciarsi trasformare in un’istituzione, anche se questo avviene nelle forme più onorevoli, come in questo caso”.

Chi fu invece “costretto” a non ritirare il premio Nobel per la letteratura fu Boris Pasternak nel 1958. L’assegnazione di quel premio fu davvero travagliata. Prima fu messa a rischio dalla pubblicazione del Dottor Zivago in lingua italiana; solo rocambolescamente si riuscì ad ottenerne una copia scritta nella lingua madre dell’autore, come vogliono le regole svedesi. Poi a farlo desistere dal viaggio a Stoccolma, conscio che non sarebbe più potuto tornare in patria, fu l’opposizione del servizio segreto russo e del leader sovietico Nikita Chruščёv.

E Bob? Quando dirà una parola, quando farà qualche cosa? Con uno come lui la risposta soffia nel vento, giustamente.

 

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