DUECENTOTRENTOTTO estratti vivi

Terremoto
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La speranza è sempre quella. Chiamare, urlare agli altri: “State zitti” e sentire una voce che risponde

Hanno scavato a mani nude. Per ore, senza fermarsi. Nemmeno quando la notte e il buio sopraggiungevano. Non si sono fermati neanche quando nuove scosse li mettevano in pericolo. E’ l’esercito di eroi che ha fatto il miracolo.

Sono 238 le persone estratte vive dalle macerie. DUECENTRENTOTTO da scrivere a lettere maiuscole perchè ogni numero è una persona. Tanti sono i bambini salvati da quell’esercito di cuori grandi e braccia forti che non si sono dati tregua e ancora adesso proseguono nelle ricerche.

Perché la speranza è sempre quella. Chiamare, urlare agli altri: “State zitti” e sentire una voce che risponde. Magari debole. Magari allo stremo delle forze. Ma viva. E aggiungere un numero al bilancio bello di questo dramma.

Ne abbiamo bisogno. La conta di chi non ce l’ha fatta pesa come un macigno. E allora bisogna dirlo che dall’altra parte c’è anche questo numero: e che dietro ogni tacca c’è una persona, una famiglia, un Paese che gioisce.

Vigili del fuoco, Esercito, Croce Rossa, Protezione Civile, volontari, unità cinofile, speleologi. Sono loro che vogliamo abbracciare e ringraziare. Tantissimi i volontari arrivati dalle altre regioni d’Italia che non si sono fermati un attimo: stanno portando assistenza agli sfollati e non hanno esitato un attimo a rimboccarsi le maniche e a prestare servizio dove era più necessario. La retorica non c’entra: l’Italia vi dice grazie.

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