Due mesi di bugie e falsità. Un’offesa a Giulio e a tutti noi

Caso Regeni
In una foto tratta il 26 marzo 2016 dal sito del quotidiano egiziano Youm7, alcuni dei documenti di Giulio Regeni rinvenuti, assieme ad alcuni oggetti,  in un appartamento a nord del Cairo. ANSA/ WEB   +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

Una sfilza di ricostruzioni inverosimili, cinque presunti rapinatori uccisi, nessuna trasparenza. E troppe domande rimaste senza risposta

Hanno provato ad ucciderlo una seconda volta. Infangandone la memoria, insultando una famiglia che, con dignità e fermezza, chiede verità e giustizia per Giulio. Hanno provato a ridicolizzare l’Italia, inanellando una sequenza interminabile di depistaggi, di false verità. Ad essere violentata è la dignità di un Paese. Violentata da un regime, quello egiziano, che in questi due mesi ha messo assieme una sfilza di ricostruzioni ignobili quanto improbabili: un amore tradito, lo spaccio di droga, l’incidente stradale, una rissa tra italiani davanti al nostro consolato, una trama internazionale messa in atto con la complicità dei Fratelli musulmani, per poi ritornare sulla criminalità organizzata specializzata in rapine agli stranieri. Giulio Regeni è scomparso tra le 19.40 e le 20.18 del 25 gennaio. Da quel momento in poi è stato un susseguirsi di informazioni fasulle, tentativi di depistaggi, verità apparenti, e bugie. Partorite nei palazzi del potere.

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