Strage all’areoporto di Istanbul: sale il numero di morti e feriti

Terrorismo
EPA/DENIZ TOPRAK

Lo scalo di Ataturk rimarrà chiuso fino alle 20 di oggi

Continua a salire il bilancio dell’attentato all’aeroporto Ataturk di Istanbul, dove ieri sera tre attentatori si sono fatti esplodere dopo aver aperto il fuoco con dei kalashnikov nel terminal degli arrivi internazionali, intorno alle 22 locali. Secondo quanto riferisce la polizia, il commando, però, sarebbe stato composto da sette persone, di cui altre tre sarebbero in fuga e mentre un altro, probabilmente una donna, sarebbe stato arrestato. Al momento non è stata resa nota la loro identità, ma secondo fonti delle indagini si tratterebbe di cittadini stranieri.

Sono 41 i morti, 13 dei quali stranieri (5 sauditi – tra cui almeno 3 anche con cittadinanza turca – 2 iracheni, 1 tunisino, 1 uzbeko, 1 cinese, 1 iraniano, 1 ucraino, 1 giordano), mentre salgono a 239 i feriti accertati, di cui 109 già dimessi dagli ospedali. Al momento non risulterebbero italiani tra le vittime, ma tanti erano i connazionali presenti al momento delle esplosioni. Tra loro anche il pilota Ferrari nelle categorie GT, con un passato anche in Formula1 con la Minardi, Gianmaria Bruni che su Twitter ha scritto:

Al momento non arrivano neppure conferme dal punto di vista della matrice della strage anche se, secondo il premier turco, Binali Yildirim, tutte le indicazioni porterebbero allo Stato Islamico, che avrebbe agito, ha detto il premier, nel momento in cui la Turchia sta portando avanti la lotta al terrorismo e la normalizzazione dei rapporti con Paesi come Russia e Israele.

L’azione terroristica è stata confermata direttamente dal ministro della Giustizia turco, Bekir Bozdag. Le autorità, ha aggiunto, hanno già forti sospetti su un’organizzazione, che però non sono ancora stati confermati. Una fonte della Polizia – riportata dai media locali – indicano la pista dell’Isis dietro l’attentato.

Parte dell’aeroporto, nel frattempo, ha riaperto al pubblico anche se sono tantissimi i voli cancellati e si registrano diversi ritardi.

Solo 20 giorni fa, Istanbul era stata colpita da un altro attacco bomba vicino all’Università statale, che aveva fatto 12 morti ed era stato rivendicato dal gruppo estremista curdo Tak. A gennaio e marzo, altre 2 azioni terroristiche, attribuite all’Isis: quella nel centro turistico di Sultanahmet, in cui sono morti 12 tedeschi, e quello nella via dello shopping Istiklal, che ha ucciso 4 turisti. Altri 2 attacchi quest’anno hanno colpito la capitale Ankara, con decine di morti, mentre più di 100 persone avevano perso la vita in quello del 10 ottobre contro un corteo filo-curdo, sempre nella capitale turca. Ora, questo nuovo attentato rischia anche di dare il colpo di grazia al turismo, che a maggio aveva fatto registrare il crollo peggiore dal 1994.

Solidarietà su Twitter arriva dall’aeroporto di Bruxelles, vittima di un attacco analogo qualche mese fa.

“Volevo esprimere un sentimento di vicinanza profondo al governo e al popolo turco per ciò che è appena avvenuto ad Istanbul – ha detto il premier Matteo Renzi al termine del vertice Ue sulla Brexit. “Siamo stati raggiunti dalla notizia durante il vertice europeo, eventi di questo tipo a maggior ragione confermano la necessità di una risposta forte e coesa tutti insieme contro la minaccia del terrorismo”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inviato al turco Erdogan un messaggio di vicinanza alle famiglie delle vittime: “L’Italia – ha aggiunto Mattarlla – condanna risolutamente questo ennesimo, atroce gesto e riafferma il pieno sostegno alla Turchia nel contrasto alla violenza cieca ed omicida del terrorismo”.

“Un orrore senza fine, una minaccia alla sicurezza che non possiamo più tollerare. Bisogna moltiplicare gli sforzi sulla sicurezza”, ha commentato il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni. “Anche se abbiamo ottenuto successi contro l’Isis e lo Stato islamico è in ritirata- ha aggiunto il responsabile della Farnesina -, il terrorismo sta moltiplicando i suoi attacchi. Siamo in un contesto difficile”.

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