Draghi è pronto a un nuovo intervento per la crescita

Economia
epa05021453 Italian, Mario Draghi, President of the European Central Bank (ECB)  during a hearing by the European Parliament committee on Monetary affairs in Brussels, Belgium, 12 November 2015.  EPA/OLIVIER HOSLET

Il presidente della Bce in audizione al Parlamento europeo rinvia a marzo la possibilità di ulteriori misure e avverte: anche la politica deve fare la sua parte

“È in corso una ripresa moderata guidata dalla domanda interna, ma i rischi al ribasso sono di nuovo aumentati per l’incertezza sulle prospettive di crescita delle economie emergenti, volatilità dei mercati e rischi geopolitici”. Mario Draghi si sforza di vedere il bicchiere mezzo pieno e nell’audizione davanti ai parlamentari europei riuniti in plenaria a Strasburgo rivendica il ruolo della Bce nell’attuare misure “molto efficaci”, che “hanno portato a un miglioramento dell’economia su ampia base, stimolato il credito e sostenuta la ripresa dell’Eurozona”. E ancora per il futuro “la Bce è disposta a fare la propria parte per assicurare che la ripresa resti saldamente in pista”. Per questo, a marzo tornerà a esaminare le misure intraprese finora per valutare nuovi interventi.

Draghi vede però quattro rischi, che spetta alla politica affrontare: il contesto mondiale, la situazione del sistema finanziario, le politiche economiche e fiscali degli Stati membri e l’incertezza politica che circonda il progetto europeo. Per questo, il presidente della Bce auspica una soluzione che ancori maggiormente il Regno Unito all’interno dell’Ue, consentendo al contempo “un’integrazione ulteriore dell’area euro”. Ma sono anche altre le misure che Draghi chiede alle istituzioni politiche dell’Unione, a cominciare dallo schema europeo di garanzia sui depositi (come chiesto con forza dall’Italia e ostacolato invece dalla Germania), che metterebbe al sicuro i risparmiatori dal fallimento delle banche anche nei sistemi più deboli.

Draghi si è rivolto anche agli Stati membri, auspicando misure rivolte in maniera più decisa verso la crescita economica, a cominciare dalle scelte in materia di politica fiscale. Il tutto senza però mettere in discussione i criteri contenuti nel patto di stabilità, “per mantenere la fiducia nella struttura di bilancio europea e nella sostenibilità delle finanze pubbliche”.

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